Operazione facciate sicure
Norme, materiali e controlli per evitare che un incendio possa diffondersi a partire dalla superficie di un condominio. Ecco quali sono i pericoli maggiori.
L’involucro edilizio è uno degli elementi più importanti di un edificio, poiché fornisce riparo dagli agenti atmosferici e previene l’accumulo di umidità nel tessuto dell’edificio. Inoltre, massimizza le prestazioni termiche e controlla la luce solare, oltre a fornire una barriera acustica e a essere una componente chiave della visione architettonica.
Gli involucri edilizi, che comprendono il sistema della facciata e della copertura, sono spesso una combinazione relativamente complessa di componenti che possono includere un’incredibile varietà di materiali, quali muratura, pannelli compositi, telai in alluminio, vetro a vista, pannelli opachi di vetro, metallo o pietra, membrane resistenti agli agenti atmosferici, isolanti, guarnizioni, sigillanti, ancoraggi o connettori in acciaio o alluminio.
Componenti a rischio
Negli ultimi decenni i componenti architettonici combustibili della facciata e dei tetti sono diventati prevalenti soprattutto negli edifici di notevole altezza che, in caso di incendio, favoriscono la propagazione incontrollata del fuoco lungo l’edificio, con elevata possibilità che l’incendio rientri nell’edificio ai livelli superiori attraverso le finestre, con potenziale perdita di vite umane e danni significativi ai beni e alla proprietà.
Questi incendi sono caratterizzati dalla propagazione del fuoco, sia visibile all’esterno sia nascosto all’interno delle intercapedini dei sistemi di pareti esterne.
Le facciate degli edifici rappresentano quindi un aggravio di rischio in caso di incendio e su di esse si è focalizzata l’attenzione di ricercatori e studiosi nel campo della sicurezza.
Il principio di base della sicurezza antincendio per edifici di elevata altezza, ma anche un requisito del codice di prevenzione, è di contenere la propagazione del fuoco al compartimento di origine. Il controllo di un incendio all’interno di un locale al chiuso si può ottenere attraverso una serie di misure di protezione attiva tra cui la rete idrica antincendio, l’impianto di spegnimento automatico a pioggia, i sistemi di controllo del fumo.
Apprestamenti che, tuttavia, non sono destinati a controllare la propagazione dell’incendio una volta che il fuoco ha raggiunto l’esterno dell’edificio e, quindi, non hanno alcuna efficacia sull’incendio di facciata. Pertanto, il controllo della propagazione verticale del fuoco esterno è storicamente basato sui materiali di costruzione e sui dettagli del progetto dell’involucro. Un incendio che coinvolge il sistema di facciata non deve consentire la propagazione oltre i confini del compartimento, in particolare da un piano all’altro.
Le tipologie
Le tipologie di facciata sono suddivise di massima in facciata semplice, continua e ventilata. Contraddistinguono, ciascuna, specifiche tipologie di incendi che si possono verificare:
- nella facciata semplice sono possibili incendi a causa della scelta dei materiali di rivestimento di tipo combustibile ma anche l’incendio che, fuoriuscendo da una finestra, si propaga ai piani successivi rientrando dalle finestre
- nella facciata continua (curtain wall) l’incendio si insinua attraverso i passaggi naturali esistenti tra i solai di piano e la facciata continua, quando non sono adeguatamente sigillati
- nella facciata ventilata il fuoco si propaga all’interno dell’intercapedine a causa dell’effetto camino.
Di seguito, gli eventi chiave iniziatori che possono innescare un incendio in una facciata:
- Un incendio interno all’edificio si diffonde al sistema di pareti esterne tramite aperture esterne come le finestre. Durante un incendio all’interno dell’edificio, una parte dei gas caldi non è in grado di bruciare all’interno della stanza per carenza di ossigeno, ma quando defluisce attraverso le aperture incontra un sufficiente quantitativo d’aria, consentendo ai gas combustibili caldi di bruciare all’esterno dell’edificio. Le fiamme che sporgono dalle finestre espongono la facciata e le eventuali finestre sovrastanti al calore e permettono al fuoco di entrare nei piani superiori.
- Un incendio interno si diffonde ai piani superiori ed al sistema di pareti esterne tramite aperture interne comprese cavità e spazi nascosti. È il caso delle facciate continue, in cui l’installazione di un giunto firestop consente la sigillatura dello spazio libero tra solaio ed elementi di facciata.
- Un incendio che si sviluppa all’interno di una cavità a causa di cavi elettrici all’interno della cavità stessa. Si tratta spesso di installazioni impiantistiche nella cavità che attraversano la fascia di separazione, che non sono stati idoneamente isolati prima della posa del cappotto termico.
- Un incendio esterno adiacente ad un sistema di pareti esterne con conseguente ignizione a causa del calore radiante o dell’impatto della fiamma. I materiali combustibili collocati in adiacenza alle pareti del fabbricato, se interessati da un incendio, possono innescare i materiali della facciata.
- Un incendio esterno di un fabbricato separato con conseguente accensione del sistema di pareti esterne a causa del calore radiante. È la tematica dell’accensione di un fabbricato a distanza per irraggiamento, opportunamente trattato dal Codice di prevenzione incendi nella misura Compartimentazione, che prevede la valutazione e l’adozione di una distanza di separazione rispetto ai fabbricati.
I meccanismi di propagazione dell’incendio spesso danno luogo a incendi secondari:
- il fuoco si diffonde all’interno del piano superiore attraverso aperture come finestre che causano incendi interni secondari con conseguente propagazione del fuoco su più piani, chiamato effetto della rana saltatrice (leap frog). Esempi: incendi di Garnock Court, Irvine (Regno Unito).
- il fuoco si diffonde attraverso materiali combustibili che si trovano sui balconi esterni.
- diffusione della fiamma sulla superficie esterna della parete, come l’incendio di grattacielo di Baku, in Azerbaigian, nel 2015 o l’incendio della Torre dei Moro del 2021 a Milano.
- diffusione della fiamma sulla superficie esterna della parete, dovuta alla combustibilità dei materiali utilizzati nella realizzazione del cappotto termico.
- diffusione della fiamma all’interno di una cavità verticale Incendi secondari, che evidenzia l’importanza di considerare attentamente la progettazione della facciata e la scelta dei materiali, soprattutto negli edifici a più piani, per evitare il rischio di una rapida propagazione dell’incendio.
- gli impatti del flusso di calore causano la degradazione o la separazione della pelle esterna non combustibile del pannello di rivestimento con conseguente propagazione della fiamma sul nucleo interno della pelle. Si tratta di pannelli Acm, realizzati con materiale composito costituito da un nucleo in polietilene (combustibile) con due lamine di alluminio che, all’aumentare della temperatura si staccano esponendo il cuore di polietilene all’incendio. È quanto accaduto nell’incendio della Torre Grenfell di Londra nel 2017.
- incendi esterni secondari avviati ai piani inferiori dello stesso edificio derivanti dalla caduta di detriti in fiamme, come nell’incendio della Torre dei Moro, dove l’incendio ha anche avviato incendi esterni secondari su proprietà adiacenti e su autovetture parcheggiate.
La tematica degli incendi sui sistemi di rivestimento esterni impone il rispetto di alcuni requisiti tecnici essenziali, che riflettono i seguenti principi:
- il fuoco non deve diffondersi facilmente attraverso un sistema di facciata, e in genere tali sistemi devono essere di combustibilità limitata, in modo che l’incendio del rivestimento non si propaghi facilmente
- quando un edificio è adiacente a un altro, e l’incendio può causare il coinvolgimento dell’altro edificio in relazione dell’esposizione al calore irradiato, occorre valutare l’opportunità di un rivestimento di tipo combustibile
- alcuni elementi della parete esterna su cui è montato il rivestimento devono essere resistenti al fuoco, in modo da evitare l’incendio, proveniente dall’esterno, verso l’interno dei locali e da rallentare il movimento del fuoco lungo la facciata
- quando è presente uno spazio d’aria tra la parete dell’edificio ed il rivestimento, occorrono provvedimenti per evitare che il fuoco si diffonda attraverso l’intercapedine
Materiali e componenti
Isolamento a cappotto. Esistono due tipologie di isolamento a cappotto, entrambe valide: il sistema Etics e assemblato. Il sistema a cappotto Etics prevede che i componenti siano provati insieme e certificati come un unico prodotto (kit), dotato di certificazione Eta, di marcatura Ce e di un’unica classe di reazione al fuoco, mentre nel cappotto assemblato i singoli componenti del sistema sono certificati come singoli prodotti, dotati di marcatura Ce e di singola classe di reazione al fuoco.
Facciata continua (Curtain wall). È una facciata costituita da elementi d’intelaiatura orizzontali e verticali assemblati tra loro e vincolati alla struttura portante dell’edificio, riempita a formare una pelle continua leggera e avvolgente, che fornisce, di per sé o insieme all’edificio, tutte le normali funzioni di una parete esterna, ma tale da non avere funzioni portanti per lo stesso edificio.
È caratterizzata da una continuità dell’involucro rispetto alla struttura portante, che in genera resta interamente arretrata rispetto al piano della facciata (Uni En 13119, En 13830).
La facciata continua è generalmente progettata con struttura di alluminio estrusa (ma può essere anche con intelaiatura di legno, acciaio, Pvc o altro) ed è generalmente tamponata con pannelli in vetro.
Facciata in vetro strutturale (structural glazing). Sono sistemi strutturali senza cornice che utilizzano il vetro come elemento portante o componente strutturale di supporto. La vetrata è fissata con silicone strutturale mentre le connessioni vetro-vetro sono effettuate con raccordi invisibili di precisione.
Il risultato finale è una facciata senza telaio e quasi invisibile, progettata per resistere al carico del vento e alle forze sismiche e fornire protezione dagli agenti atmosferici.
I sistemi di facciata strutturale composti da alette di vetro e travi di vetro sono progettati su misura per soddisfare i criteri estetici e prestazionali del progetto e richiedono un’ingegneria di precisione.
Facciata a fissaggi puntuali. Il sistema di fissaggio puntuale del vetro, detto anche Spider Glass o Vea, è una soluzione per rivestimenti di facciata esterni. Una vetrata a fissaggi puntuali si ottiene ancorando le lastre di vetro mediante vincoli strutturali denominati rotules, che hanno il compito di trasferire i carichi alla struttura secondaria, solitamente costituita da componenti metallici chiamati “ragni”.
Rispetto ai sistemi di facciata tradizionali, il sistema Spider Glass si distingue per l’elevata elasticità dei fissaggi che consentono, a parità di spessore delle lastre, la realizzazione di superfici vetrate molto più ampie rispetto ai sistemi di facciata tradizionali.
Facciata a doppia pelle. La facciata a doppia pelle è una facciata dotata di intercapedine e può avere pelli opache o vetrate. La facciata a doppia pelle ventilata realizza una circolazione d’aria nell’intercapedine di tipo meccanico o naturale.
La norma Uni 11018:2023 definisce la facciata ventilata come «un tipo di facciata a schermo avanzato in cui l’intercapedine tra il rivestimento e la parete è progettata in modo tale che l’aria in essa presente possa fluire per effetto camino in modo naturale e/o artificialmente controllato, a seconda delle necessità stagionali e/o giornaliere, al fine di migliorarne le prestazioni termo-energetiche complessive». La ventilazione della facciata consente di ottenere prestazioni termiche ottimali e di eliminare i ponti termici nonché i problemi legati alla condensa e all’umidità.
Tipi di materiali
I materiali utilizzati per costruire un sistema di facciata sono di fondamentale importanza nella valutazione del rischio relativo alla propagazione del fuoco verticale sulla facciata dell’edificio.
A partire dagli anni Ottanta per ridurre le dispersioni di energia dagli edifici, le disposizioni normative hanno consentito l’uso nelle pareti esterne di materiali altamente isolanti, ma combustibili.
Il desiderio di una costruzione più leggera ha visto l’avvento di materiali compositi metallici (Mcm) e laminati compatti decorativi ad alta pressione per esterni (Hpl).
Se l’involucro edilizio utilizza un rivestimento o sistemi di isolamento combustibili bisogna prendere in considerazione l‘effettuazione di una valutazione del rischio che tenga conto dei limiti delle prove su larga scala, della qualità della costruzione, delle possibili esposizioni al fuoco interne o esterne, e di altri rischi.
Intelaiatura. L’intelaiatura di un sistema di facciata costituisce l’involucro esterno di un edificio ed è tipicamente in alluminio o qualche volta anche in acciaio. È anche possibile realizzare l’intelaiatura in legno, ma devono essere valutati i rischi legati alla sua natura combustibile.
Le facciate continue o curtain wall sono realizzate mediante un’intelaiatura costituita generalmente da profili orizzontali e verticali, collegati insieme e ancorati alla struttura di sostegno dell’edificio e contenenti tamponamenti fissi e/o apribili, traslucidi e/o opachi. Sono previste diverse modalità di realizzazione:
- a montanti e traversi (o a telai)
- a cellule (o a elementi)
- a fissaggio puntuale delle lastre vetrate
- a incollaggio strutturale delle lastre vetrate
- a doppia pelle
Rivestimento. Il rivestimento è la pelle esterna del sistema di facciata ed è visibile dall’esterno dell’edificio. Di solito non fornisce alcuna proprietà isolante, ma può essere utilizzato insieme a materiali coibentanti.
Spesso il rivestimento di edifici alti è per lo più vetrato, ma per i sistemi di facciata che comprendono aree opache è disponibile un’intera gamma di materiali da utilizzare come rivestimento, compresi materiali combustibili quali la vetroresina (Grp), il policarbonato o il legno.
Materiali isolanti. I materiali di isolamento maggiormente utilizzati per la realizzazione delle facciate, dei quali solo i primi due sono incombustibili comprendono fibra di vetro (Swf), lana minerale (Mw), polistirene espanso (Eps), polistirene espanso estruso (Xps), poliuretano (Pur), poliisocianurato (Pir), fenolico (Pf), silice pirogenica, aerogel di silice.
Membrane
Per controllare la penetrazione di aria, acqua e vapore dall’esterno verso gli spazi interni, sono utilizzati vari tipi di membrane sottili o materiali in fogli, di natura combustibile poiché sono spesso realizzate con gomma o mescole di gomma.
Le barriere d’aria sono utilizzate per resistere al flusso d’aria, le barriere resistenti all’acqua (Wrb) forniscono resistenza alla penetrazione dell’acqua e le barriere al vapore servono a ritardare o resistere alla diffusione del vapore acqueo.
La loro posizione all’interno della profondità del sistema di facciata dipende dal clima locale (prevalentemente caldo o freddo) e il loro spessore è più piccolo rispetto a quello dell’isolante. È necessario prendere in considerazione il tipo di materiale della membrana utilizzato, la sua estensione verticale e orizzontale e se deve essere continua sull’altezza del sistema di facciata.
Guarnizioni, sigillanti e taglio termico
Poiché i componenti dell’intelaiatura in alluminio di una facciata continua hanno un’elevata conduttività termica, è pratica comune incorporare guarnizioni, sigillanti e tagli termici, che in pratica sono interruzioni termiche di materiali a bassa conduttività per ridurre la trasmissione di calore.
Le guarnizioni sono comunemente realizzate con materiali combustibili. Il silicone è un materiale comune utilizzato per i sigillanti mentre Pvc, gomma neoprene, poliuretano e nylon rinforzato con poliestere sono materiali utilizzati per creare il taglio termico per migliorare le prestazioni termiche.
Sistemi di barriera antincendio
Il giunto è l’intersezione tra due elementi costruttivi (nodo) e costituisce un potenziale punto debole poiché genera percorsi di propagazione della fiamma all’interno dei sistemi di facciata.
I potenziali punti deboli sono tipicamente in corrispondenza dei nodi, cioè le interfacce tra il sistema di facciata e il solaio e la struttura attorno ai telai delle finestre cavità dei diversi sistemi di facciata sullo stesso edificio. I sistemi di barriera antincendio perimetrale o antincendio sono generalmente regolati da codici, e testati in un forno standard.
Sistemi di fissaggio
Oltre alla tematica degli incendi, il metodo di fissaggio degli elementi alla facciata esterna dell’edificio costituisce un importante problema, legato al rischio di distacco dei pannelli quando esposti al fuoco e alla caduta dalla facciata dell’edificio, ponendo a rischio i Vigili del fuoco e l’esodo degli occupanti.
Geometria delle facciate
Molti progetti di facciate articolate si discostano dalle più tradizionali superfici verticali continue delle facciate del passato, utilizzando spesso superfici inclinate o curve che complicano i collegamenti delle facciate e i dettagli nascosti delle barriere antincendio.
Tali realizzazioni possono dare luogo a orientamenti e disposizioni che consentono un’esposizione più diretta alla fiamma o una riduzione della minaccia di contatto diretto con la fiamma. Indipendentemente dall’orientamento e dalla disposizione della facciata, anche le condizioni del vento possono ridurre o aumentare l’esposizione alla fiamma e alla temperatura.
Inoltre, la posizione della finestra o dell’apertura di ventilazione rispetto all’estensione prevista della fiamma è importante per la valutazione del rischio di propagazione dell’incendio. I dettagli o gli elementi della facciata come balconi, aggetti e rientranze possono influire sulla proiezione della fiamma e sull’esposizione al calore associata alla facciata.
Cavità nei sistemi di facciata
Nei sistemi di facciate continue o a doppia pelle sono implementate due pareti separate da uno spazio d’aria. Le facciate a doppia pelle introducono preoccupazioni derivanti dal fatto che la fiamma che irrompe nell’intercapedine è confinata all’interno di uno spazio allungato simile a un camino. La dinamica della fiamma e l’esposizione al calore radiante in questo caso sono potenzialmente più gravi di una fiamma all’aria aperta.
Le facciate a doppia pelle che utilizzano uno schema di partizione della facciata all’interno della cavità possono ridurre il rischio di propagazione del fuoco. Sono possibili, infatti, barriere per cavità normalmente aperte per consentire la ventilazione in tutta la cavità fino a quando non si verifica un incendio.
La barriera a cavità a stato aperto comprende sostanze intumescenti che hanno lo scopo di sigillare il divario esistente una volta che i gas caldi provocano la reazione.
Rientranze e forme a U
L’effetto trincea è una combinazione di circostanze che possono far avanzare un incendio su una superficie inclinata o verticale a elevata velocità. Quando giacciono lungo una superficie, le fiamme riscaldano il materiale più in alto che emette gas che si autoaccendono.
Il risultato è l’avanzamento della fiamma a elevata velocità lungo la superficie. Proprietà strutturali di un edificio come rientranze, canali verticali e forme a U che si comportano come camini presentano spesso una maggiore velocità di combustione ed una propagazione della fiamma più estesa rispetto alle su pareti piatte.
Prove al fuoco
Le prove al fuoco dei sistemi di involucro edilizio rientrano in quattro categorie:
- Reazione alle prove al fuoco dei materiali costitutivi dell’involucro edilizio
- Prove di resistenza al fuoco dei sistemi di barriera tagliafuoco perimetrali o dell’intero sistema di facciata
- Prove al fuoco su larga scala del sistema di facciata
- Prove su larga scala del sistema di copertura
I test antincendio su piccola scala hanno lo scopo di caratterizzare le prestazioni al fuoco di un materiale, ma non replicano un vero incendio che coinvolge un sistema di facciata. I sistemi di involucro edilizio dei grattacieli devono essere poco combustibili o superare una serie di test antincendio per dimostrare che l’assemblaggio del sistema di facciata proposto è progettato per limitare la propagazione verticale della fiamma su più piani.
I test su larga scala hanno invece lo scopo di simulare un incendio su due o più piani di un edificio che inizia nel piano inferiore e si propaga attraverso un’apertura.
Nelle more della determinazione di metodi armonizzati con la normativa comunitaria per la valutazione sperimentale dei requisiti di sicurezza antincendio dei sistemi per le facciate degli edifici civili, le valutazioni sperimentali effettuate con metodi di prova riconosciuti in uno degli Stati della Unione Europea potranno costituire un utile riferimento. La valutazione sperimentale costituisce una soluzione alternativa del Codice, secondo quanto previsto dalla circolare del Dipartimento dei Vigili del fuoco n. 11051 del 2 agosto 2022.
Con il decreto del ministro dell’Interno 30 marzo 2022 è stata emanata la regola tecnica di prevenzione incendi per le chiusure d’ambito degli edifici civili. La norma si affianca alla lettera circolare del ministero dell’Interno n. 5043 del 15 aprile 2013, Guida Tecnica sui requisiti di sicurezza antincendio delle facciate degli edifici civili, che costituisce un orientamento progettuale per gli edifici che non osservano il Codice di prevenzione incendi.
Le norme tecniche del decreto ministeriale 3 marzo 2022 si applicano alle chiusure d’ambito degli edifici civili sottoposti al Codice di prevenzione incendi, sia esistenti che di nuova realizzazione, indicati con la rispettiva regola tecnica verticale tra parentesi:
- Uffici (V.4)
- Strutture ricettive turistico-alberghiere (V.5)
- Autorimesse (V.6)
- Attività scolastiche (V.7)
- Attività commerciali (V.8)
- Asili nido (V.9)
- Edifici tutelati, destinati a musei, gallerie, esposizioni, mostre, biblioteche e archivi (V.10)
- Strutture sanitarie (V.11)
- Edifici di civile abitazione (V.14)
- Locali di pubblico spettacolo (V.15).
Il decreto sulle chiusure d’ambito degli edifici civili deve essere applicato insieme alla Rto del Codice di prevenzione incendi. Per gli edifici civili vige il doppio binario, con possibilità di applicare a discrezione del professionista la norma di prevenzione incendi tradizionale o, in alternativa, il Codice di prevenzione incendi. La regola tecnica può costituire utile riferimento per la progettazione di chiusure d’ambito di altre opere da costruzione.
Obiettivi di sicurezza antincendio
La regola tecnica verticale si applica alle chiusure d’ambito degli edifici civili e persegue i seguenti obiettivi di sicurezza antincendio:
- limitare la probabilità di propagazione di un incendio originato all’interno dell’edificio, attraverso le sue chiusure d’ambito
- limitare la probabilità di propagazione di un incendio originato all’esterno dell’edificio, attraverso le sue chiusure d’ambito
- evitare o limitare la caduta di parti della chiusura d’ambito dell’edificio (es. frammenti di facciata o altre parti comunque disgregate o incendiate) in caso d’incendio, che possano compromettere l’esodo degli occupanti o l’operatività delle squadre di soccorso. Gli oggetti che cadono dall’alto possono raggiungere velocità terminale molto elevata.
Classificazione
Le chiusure d’ambito sono classificate come segue in relazione alle caratteristiche dell’edificio su cui sono installate:
- SA: chiusure d’ambito di edifici aventi comprese tra -1 m < h ≤ 12 m; affollamento complessivo < 300 occupanti e che non includono compartimenti con Rvita pari a D1, D2; edifici fuori terra, ad un solo piano.
- SB: chiusure d’ambito di edifici aventi a h ≤ 24 m e che non includono compartimenti con Rvita pari a D1, D2.
- SC: chiusure d’ambito di altri edifici.
È significativo che la norma fa riferimento alla quota di tutti i piani, che non coincide con l’altezza antincendio di un fabbricato. La normativa individua le soluzioni conformi, pur essendo ammesse le soluzioni alternative per la valutazione del comportamento al fuoco dell’intero sistema di chiusure d’ambito, che limiti la probabilità di propagazione dell’incendio attraverso le chiusura d’ambito stesse.
In questo caso, tra le possibili misure di riduzione del rischio di propagazione del fuoco su facciate opache si possono considerare il controllo della reazione dei materiali al fuoco e preferibilmente utilizzo di materiali non combustibili, la progettazione di elementi resistenti al fuoco, utili a dividere l’edificio in compartimenti, e definizione dettagliata del loro collegamento con la facciata e sistemi di copertura e le misure per controllare la propagazione del fuoco attraverso le aperture di facciata, utilizzando barriere di materiali incombustibili, e oltre la facciata stessa.
Reazione al fuoco
I seguenti componenti delle facciate di tipo SB ed SC, devono possedere i requisiti di reazione al fuoco di cui alla tabella V.13-1:
- isolanti termici (come i cappotti non in kit)
- sistemi di isolamento esterno in kit (es. cappotti in kit Etics)
- guarnizioni, sigillanti e materiali di tenuta, qualora occupino complessivamente una superficie > 10% dell’intera superficie lorda della chiusura d’ambito
- gli altri componenti, a esclusione dei componenti in vetro, qualora occupino complessivamente una superficie superiore al 40% dell’intera superficie lorda della chiusura d’ambito. Sono compresi le pareti verdi, i led wall, i pannelli fotovoltaici a parete, gli involucri edilizi mobili, le facciate cinetiche.
Non sono richiesti requisiti di reazione al fuoco per le coperture e le facciate di tipo SA ma, in relazione alla valutazione del rischio, è consigliato l’impiego di materiali classificati per la reazione al fuoco almeno del gruppo GM3.
Sistemi di isolamento esterno in kit
Nel caso in cui la funzione isolante della facciata sia garantita da un insieme di elementi commercializzati unitamente come kit, la classe di reazione a fuoco è riferita al kit nelle sue condizioni finali di esercizio considerato come materiale di rivestimento e pertanto si applica quanto contenuto nella prima tabella (Tab. 1).
Negli altri casi, gli elementi sono considerati materiali per l’isolamento, ai fini delle prestazioni per la reazione al fuoco, e si applica l’altra tabella (Tab.2).
Ai sensi dell’articolo 4 comma 5-bis del decreto del ministro dell’Interno 10 marzo 2005, non è più consentita l’installazione sull’involucro esterno delle attività soggette di prodotti da costruzione omologati in classe italiana.
Copertura
La copertura è l’insieme dei componenti che costituiscono una porzione di chiusura d’ambito sommitale dell’edificio, inclinata con un angolo α ≤ 45 gradi rispetto al piano di riferimento. Se α > 45 gradi la copertura assume le caratteristiche della facciata.
Fasce di separazione
La fascia di separazione è una porzione di chiusura d’ambito costituita da uno o più elementi costruttivi con classe di resistenza al fuoco determinata e materiali classificati per reazione alle fiamme, atta a limitare la propagazione orizzontale o verticale dell’incendio.
Ha lo scopo di prevenire la propagazione delle fiamme lungo la facciata degli edifici, in direzione orizzontale o verticale rispetto ad altri ambienti costituenti un altro compartimento antincendio (Fig. 1).
Non sono richiesti requisiti di resistenza al fuoco per le chiusure d’ambito di tipo SA. Per le chiusure d’ambito di tipo SB ed SC, nelle facciate semplici e nelle curtain walling le fasce di separazione orizzontali e verticali devono avere le seguenti caratteristiche:
- realizzate con materiali in classe di reazione al fuoco non inferiore a A2-s1,d0;
- costituite da uno o più elementi costruttivi aventi classe di resistenza al fuoco E30-ef (o→i) o, se portanti, RE30-ef (o→i);
- posizionate in corrispondenza di pareti e solai tagliafuoco (V.13.4.2.2);
- di larghezza almeno 1 metro
Il requisito EI 30 di un elemento garantisce automaticamente anche il requisito E 30-ef.
L’intonaco, con leganti di tipo organico, è classificato almeno A2-s1,d0 regolamento delegato (Ue) 2017/1228 della Commissione del 20 marzo 2017. Infatti, può contenere quantità limitate di sostanze organiche, ma ciò non può causare l’accensione dello strato di intonaco.
Per le facciate semplici e le curtain wall, in corrispondenza delle proiezioni degli elementi costruttivi di compartimentazione orizzontale e verticale sulle chiusure d’ambito devono essere realizzate le fasce di separazione.
In facciata, la fascia di separazione orizzontale tra compartimenti limita la propagazione verticale dell’incendio ed è realizzata garantendo uno sviluppo ≥ 1,00 m in totale.
Non sono richiesti requisiti di resistenza al fuoco per le chiusure che hanno carico d’incendio specifico qf ≤ 200 MJ/m2 in tutti i compartimenti, al netto del contributo rappresentato dagli isolanti eventualmente presenti in facciata e in copertura o dotati di misure di controllo dell’incendio di livello di prestazione V.
Nelle facciate semplici e nelle curtain wall, se l’elemento di facciata non poggia direttamente sul solaio, deve essere realizzato un elemento di giunzione tra la facciata e le compartimentazioni orizzontali e verticali con classe di resistenza al fuoco almeno EI 30.
Per chiusure d’ambito di tipo SC, l’elemento di giunzione deve avere classe di resistenza al fuoco almeno EI 60. In facciata, la fascia di separazione verticale tra compartimenti limita la propagazione orizzontale dell’incendio ed è realizzata garantendo una sviluppo ≥ 1,00 metri.
Le porzioni di chiusura d’ambito comprese nelle fasce di separazione e in eventuali altre protezioni possono presentare aperture solo se provviste di serranda tagliafuoco o sistema equivalente a chiusura automatica in caso di incendio, con i medesimi requisiti di resistenza al fuoco della fascia di separazione, oppure devono essere testate in configurazione totale come da En 1364-3.
Se la separazione forma un diedro di ampiezza α < 90°, lo sviluppo deve avere:
- larghezza ≥ 1,00 + (dS.3 – 1) · cos α
- espressa in metri, con dS.3 distanza di separazione tra i compartimenti in metri calcolata secondo norma.
Copertura
In copertura, in corrispondenza delle proiezioni degli elementi costruttivi di compartimentazione orizzontale e verticale sulla copertura, devono essere realizzate le fasce di separazione. Le coperture di tipo SC devono essere interamente realizzate con le caratteristiche delle fasce di separazione.
In particolare le fasce di separazione ed eventuali altre protezioni devono avere classe di comportamento al fuoco esterno Broof (t2), Broof (t3), Broof (t4) oppure essere di classe di resistenza al fuoco EI 30.
Le sigle t1, t2, t3 e t4 della classificazione Broof indicano quattro distinti metodi di prova previsti dalla Uni Cen/Ts 1187, utilizzati per valutare la classe di resistenza agli incendi esterni delle coperture, e non sono indicativi di una maggiore o minore prestazione. In copertura, la fascia di separazione tra compartimenti limita la propagazione orizzontale dell’incendio ed è realizzata garantendo uno sviluppo ≥ 1,00 metri.
Impianti tecnologici
Qualora sulla chiusura d’ambito o in adiacenza siano installati impianti di produzione o trasformazione d’energia (come impianti fotovoltaici, impianti di produzione calore, impianti di condizionamento) almeno la porzione di chiusura d’ambito interessata deve essere protetta e circoscritta da fasce di separazione delle medesime caratteristiche.
Le canne fumarie devono essere dotate di adeguato isolamento termico o distanza di separazione da elementi combustibili negli attraversamenti al fine di non costituire causa d’incendio, secondo quanto previsto dalla norma Uni 10683, oppure utilizzando materiali di opportuna classe di resistenza al fuoco G.
Materiali combustibili
Qualora in adiacenza alla facciata siano presenti materiali combustibili in quantità significative, la porzione di chiusura d’ambito interessata deve essere protetta e circoscritta da fasce di separazione, come nel caso di parcheggio di veicoli o di posizionamento di contenitori di rifiuti.
Facciate ventilate
In una facciata a doppia pelle ventilata è prevista la circolazione d’aria di tipo meccanico o naturale nell’intercapedine, dove si genera un flusso d’aria ascendente (stack effect) che consente la ventilazione naturale e garantisce la traspirazione dell’edificio e l’ottimizzazione delle prestazioni termiche ed energetiche.
Una facciata a doppia pelle ispezionabile è generalmente composta da una esterna vetrata e una interna che può essere semplice, con o senza infissi, di tipo curtain wall opaca o vetrata. L’intercapedine può assumere spessori superiori a 60 centimetri.
Nel caso di intercapedini superiori a 120 centimetri le due pelli sono considerate come singole facciate indipendenti dal punto di vista della sicurezza antincendio.
Una facciata aperta è costituita, per almeno il 50% della sua superficie, da giunti, griglie fisse o mobili, che si aprono automaticamente in caso di incendio di almeno 60 gradi rispetto alla posizione di chiusura, distribuiti in modo uniforme, o da elementi di chiusura permanenti, come le lastre in polimero Pmma o policarbonato, che ne consentono l’apertura nelle effettive condizioni termiche generate da incendio sufficienti a fondere o rompere efficacemente l’elemento di chiusura. Per le facciate a doppia pelle ventilata sono ammesse le soluzioni conformi di cui alla tabella a pag. 156 (Tab. 3).
Attività di vigilanza e sanzioni
Il Capo V del decreto legislativo 16 giugno 2017, n. 106 indica l’attività di controllo e le competenze nell’ambito dei prodotti da costruzione e prevede un rigoroso sistema sanzionatorio in caso di inadempienze.
Fra le amministrazioni competenti, il ministero dell’Interno è autorità di vigilanza sul mercato e nei cantieri per i materiali e prodotti da costruzione, per lo svolgimento in ambito territoriale delle attività di vigilanza, e può avvalersi delle strutture territoriali del Corpo nazionale dei Vigili del fuoco.
La vigilanza si attua attraverso ispezioni, analisi, prove, misurazioni, verifiche e controlli tesi a garantire che i prodotti da costruzione, anche provenienti da altri Stati membri dello spazio economico europeo con medesime garanzie di prestazione, siano conformi ai requisiti stabiliti dal regolamento sui prodotti da costruzione.
La normativa antincendio si presenta quindi come uno strumento essenziale a disposizione dei professionisti per la valutazione della sicurezza antincendio delle facciate degli edifici civili, la cui applicazione è finalizzata a garantire la sicurezza degli occupanti di un edificio e la protezione dei beni e della proprietà.
di Claudio Giacalone



