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A caldaie e cappotti l’oscar di incentivi

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L’analisi degli interventi legati ai bonus fiscali degli ultimi anni rivela le tipologie di miglioramenti scelte sul fronte della riqualificazione degli edifici. E per i condomini i lavori non si sono ancora fermati

La guerra in Ucraina e il successivo inasprimento delle condizioni di acquisto delle forniture di energia da fonti russe ha fortemente messo in evidenza il problema che l’Italia ha relativamente alla dipendenza energetica. Ridurre la domanda di energia e aumentare l’efficienza energetica sono azioni che possono contribuire al potenziamento della sicurezza energetica italiana ed europea.

Bruxelles, con il programma RePowerEu, ha messo in campo un piano per ridurre rapidamente la dipendenza dai combustibili fossili russi e accelerare la transizione verde. Come evidenziato nell’ultimo rapporto Enea, nel medio termine la Commissione propone di rafforzare le misure di efficienza energetica, compreso un aumento dal 9% al 13% (rispetto allo scenario di riferimento del 2020) dell’obiettivo vincolante di efficienza energetica nell’ambito del pacchetto Clima, il cosiddetto Pronti per il 55% (Fit for 55%), della legislazione europea sul Green Deal.

Gli Stati membri sono inoltre incoraggiati a utilizzare misure fiscali per promuovere il risparmio energetico, come la riduzione delle aliquote Iva sui sistemi di riscaldamento efficienti dal punto di vista energetico, l’isolamento degli edifici, l’utilizzo di elettrodomestici efficienti

Superbonus. Andamento degli investimenti nell’ultimo anno

 

Superbonus. Andamento delle asseverazioni nell’ultimo anno

 

3,7 milioni di cantieri

L’Italia in questo ambito è uno dei Paesi che in questi anni, e soprattutto nel dopo covid, ha attivato incentivi straordinari al fine di perseguire questi obiettivi. I numeri, meglio di ogni altro commento, evidenziano la forte spinta che, soprattutto grazie all’ecobonus e al superbonus, si è registrata nella riqualificazione energetica delle abitazioni e degli edifici.

Con riferimento al periodo 2014-2021, secondo i dati pubblicati nell’ultimo rapporto Enea sulle detrazioni fiscali, attraverso gli incentivi per l’ecobonus sono stati realizzati circa 3,7 milioni di interventi, di cui oltre 1 milione nel solo 2021, questi ultimi agevolati dalla cessione del credito fiscale introdotta con la legge di rilancio post lockdown nel 2020. A partire dal 2011, sono poco più di 4,5 milioni gli interventi effettuati, oltre 5,5 milioni dall’avvio del meccanismo nel 2007, il che mette in evidenza come gli incentivi fiscali legati alla cessione del credito e allo sconto in fattura abbiano velocizzato l’utilizzo di questo strumenti.

Serramenti e impianti

Nel caso dell’ecobonus, la maggior parte degli interventi realizzati dal 2014 in poi sono relativi alla sostituzione delle caldaie (38,8%) e alla sostituzione dei serramenti (38,3%), mentre le schermature solari rappresentano il 15,4 del totale. La coibentazione dell’involucro presenta un numero molto limitato di interventi, pari al 4,6% del totale.

A livello di investimenti, nel periodo 2014-2021 sono stati attivati interventi per quasi 31,2 miliardi di euro, dei quali il 37,0% circa nella sostituzione di serramenti, il 29,4% nella sostituzione di caldaie e il 19,4% nella coibentazione dell’involucro. Dunque, quest’ultima anche se rappresenta solo il 4,6% degli interventi somma quasi un quinto della spesa totale.

Interessante in questo senso anche il valore degli investimenti in riqualificazione globale degli edifici, con oltre 2 miliardi di investimenti attivati su poco più di 24.500 interventi, con una spesa media di 82 mila euro circa per intervento, il che evidenzia che di questa agevolazione ne hanno approfittato per lo più le abitazioni monofamiliari.

Da notare il valore dei risparmi energetici conseguiti dagli interventi stessi, che le statistiche Enea quantificano in oltre 11.114 GWh/anno, per il 33,5% nella sostituzione delle caldaie, per il 31,4% grazie alla sostituzione dei serramenti e per il 24,2% per gli interventi sugli involucri Sostituire le caldaie per climatizzazione invernale con elementi ad alta efficienza, cambiare i serramenti e intervenire sull’involucro complessivamente rappresentano un risparmio energetico annuo quasi pari a 9.900 Gwh, ovvero l’89% del totale dei risparmi conseguiti.

Complessivamente, per ogni Gwh risparmiato all’anno il costo di investimento in riqualificazione energetica è pari a 2,8 milioni di euro.

Anche fotovoltaico

Sul fronte del superbonus 110%, introdotto nel 2020 e che nella sua straordinarietà ha efficacia fino alla fine del 2023, quando cesserà la possibilità di essere utilizzato con l’aliquota al 110% per passare a quella fissata dal Governo al 90% per tutto il 2024, alla fine del 2021 aveva attivato investimenti per poco meno di 15,5 miliardi di euro, dei quali il 61,7% nella realizzazione di quasi 26 milioni di metri quadrati di involucri edilizi, il 17,9% per sostituzione di impianti termici e per il 16,7% per realizzazione di interventi trainati, quali impianti fotovoltaici, batterie di accumulo e colonnine elettriche. Il risparmio energetico calcolato su questo insieme di interventi somma al 2021 poco meno di 2.294 GWh all’anno, per un costo di investimento in risparmio energetico pari a 6,7 milioni di euro a GWh/anno.

Nel confronto tra ecobonus e superbonus emerge in questa cifra il costo molto più elevato di investimento, anche a carico dello stato, dovuto non solo all’aumento dell’aliquota relativa alla detrazione fiscale, ma anche e soprattutto per l’aumento del costo delle materie prime e dei materiali, che proprio nel 2021 hanno avuto incrementi molto consistenti dati dal combinato disposto delle speculazioni internazionali legate all’aumento della domanda e alla scarsità dell’offerta, dovuta anche allo scenario della guerra in Ucraina, e ai tetti di spesa innescati dalla normativa sul superbonus 110%, che di fatto ha alzato verso l’alto i prezzi dei materiali.

Lavori ancora da realizzare su investimenti previsti per regione (valori in milioni di euro)

La marcia continua

Con riferimento ai più recenti dati pubblicati dall’Enea nei consueti resoconti mensili, il superbonus 110% al 31 luglio 2023 aveva attivato interventi in 421.995 edifici, dei quali 71,175 condominiali (16,9%), 235.942 unifamiliari (55,9%), 114.872 unità immobiliari funzionalmente indipendenti (27,2%) e sei castelli. Dal punto di vista degli investimenti, al 31 luglio 2023 il superbonus 110% ha attivato oltre 84,3 miliardi di euro di spesa, dei quali quasi 83 miliardi ammessi a detrazione.

La maggior parte di questi investimenti, il 54,2%, sono stati realizzati nei condomini, per una cifra complessiva di quasi 45 miliardi ammessi a detrazione, con una spesa media per intervento pari a 636.611 euro.

Superbonus. Asseverazioni e investimenti al 31 lulglio 2023

 

Gli interventi negli edifici unifamiliari che in valore assoluto rappresentano il numero più rilevante di interventi, sommano invece il 32,4% del totale della spesa, con valori medi di investimento di 117.403 euro, mentre le unità immobiliari funzionalmente indipendenti rappresentano il restante 13,4% di spesa con investimento medio di 98.487 euro.

Analizzando i dati, emerge la forte crescita delle asseverazioni nell’ultimo anno e in particolare a partire dal mese di settembre del 2022, che si traducono in un incremento significativo della spesa e degli investimenti a partire dallo stesso mese.

Ecobonus. Numero di interventi eseguiti per tipologia, anni 2014-2021

 

Ecobonus. Investimenti attivati per tipologia (M€), anni 2014-2021

Ecobonus. Risparmi conseguiti per tipologia anni 2014-2021

Superbonus. Riepilogo dati nazionali complessivi per tipologie di intervento al 31 dicembre 2021

 

Il freno

Tuttavia, le norme introdotte prima dal Governo Draghi e poi dal Governo Meloni per limitare la cessione del credito, associate all’esaurimento della possibilità di utilizzo del superbonus 110% per villette e abitazioni funzionalmente indipendenti, si sono tradotte in un forte rallentamento degli investimenti in queste categorie, come mostrano i dati elaborati da osservatoriosuperbonus.it, che indicano come a partire dal mese di aprile 2023 le percentuali mensili di crescita degli investimenti si siano fortemente ridotte, scendendo a valori compresi tra lo 0,4% e lo 0,6%, in pratica relativi solo ai lavori da concludere, visto che non è più possibile utilizzare il superbonus 110% per queste categorie, mentre gli investimenti nei condomini proseguono ad un ritmo di crescita negli ultimi due mesi superiore al 6%.

Dal punto di vista dei lavori ancora da realizzare, sempre con riferimento al 31 luglio 2023, il dato complessivo nazionale indica in 15,1 miliardi di euro la cifra ancora da spendere sui lavori asseverati, dei quali 11,8 miliardi riferiti ai soli condomini.

In questo specifico ambito la quota più rilevante di lavori ancora da realizzare è relativa alla Lombardia, che con 2,1 miliardi di euro rappresenta il 18,2% della spesa ancora da realizzare, mentre al secondo posto vi è il Lazio, con 1,4 miliardi pari all’11,8% della spesa e al terzo posto la Campania con 1,3 miliardi di euro pari all’11,3% della spesa.

Lievita la spesa

Questi valori, sommati a quelli delle altre regioni, mostrano come la spinta del superbonus si sia di fatto oramai esaurita per villette e altre unità immobiliari non condominiali, mentre i condomini possono ancora utilizzare per alcuni mesi queste detrazioni e dunque verosimilmente alla fine dell’anno si raggiungerà una spesa complessiva relativa al superbonus di quasi 100 miliardi di euro, della quale oltre il 55% relativa solo ai condomini.

La fine della stagione del superbonus ovviamente modificherà l’accelerazione registrata in questi anni per gli interventi nei condomini, dove la cessione del credito è stata la molla che ha fatto scattare questa velocizzazione, ma le aliquote future associate alle decisioni che il Governo e il ministro all’Economia Giancarlo Giorgetti prenderanno in relazione a chi potrà usufruire della cessione del credito, decreteranno anche se e come si potrà procedere lungo una strada che rimane obbligata, se l’Italia vuole raggiungere gli obiettivi dell’Agenda 2030 e rispettare gli impegni europei in termini di risparmio energetico e contrasto al cambiamento climatico, obiettivi ai quali le politiche di riqualificazione energetica degli edifici possono fornire un sostanzioso e concreto aiuto.

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Autore: Michael

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