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Grande palazzo di Otto Wagner, breve storia del condominio

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Urbanistica

La nascita del concetto di grande palazzo suddiviso in abitazioni nata dall’iniziativa dell’architetto Otto Wagner nella Vienna asburgica di fine Ottocento.

«Potrebbe sembrare che la produzione artistica si abbia soltanto in presenza del superfluo e della ricchezza. È un’interpretazione assolutamente errata. È certo che la semplicità corrisponde meglio alla mentalità moderna, che esige un’arte funzionale, almeno nell’assetto delle città. Per questo il puro principio utilitaristico e il gusto del superfluo devono essere evitati in ogni cosa.

La semplicità si può ottenere anche senza un aumento dei costi. L’artista dovrebbe preoccuparsi di presentare le sue capacità artistiche in una forma semplice e idonea, così che appaia risposta chiara a precise esigenze. Non si deve dimenticare che l’arte di un paese è la misura non solo del suo benessere, ma anche e soprattutto della sua ricchezza intellettuale» (Otto Wagner).

Il moderno edificio per la residenza, ovvero il prototipo di grande palazzo di Otto Wagner condominiale che caratterizza in maniera massiva le città europee, nasce nell’Ottocento ed è il risultato dei processi di inurbamento provocati dal sorgere della prima industria. A partire dalla seconda metà dell’Ottocento, il modello dell’edificio residenziale destinato alla classe emergente medio-borghese si afferma in tutte le principali città europee.

Alcuni tra i grandi architetti e ingegneri artefici della rottura con l’eclettismo e il classicismo ottocentesco sono stati i protagonisti della costruzione e dell’affermazione dell’edificio residenziale, così come ancor oggi viene concepito.

«Non è possibile dare una risposta esauriente al problema come costruire; ma la nostra sensibilità ci deve far prevedere fin da ora nelle forme dell’arte che stanno nascendo e in quelle che si svilupperanno in seguito il deciso affermarsi della linea orizzontale […], della superficie liscia, della massima semplicità e dell’importanza decisiva della tecnica costruttiva e dei materiali. […] è evidente che la bellezza con cui l’architettura esprimerà le esigenze del nostro tempo dovrà accordarsi con la mentalità e la vita dell’uomo moderno […]. La costruzione è il germe dell’architettura, e quanto più raggiunge il suo scopo, tanto più è perfetta. Questo concetto coincide con quello di pura utilità. Ma questa non bastava, perché il sentimento della bellezza insito nell’uomo invocava l’arte ed esigeva che essa accompagnasse l’attività edilizia. Così nacque l’architettura» (Architettura moderna e altri scritti, O. Wagner, 1980, p. 103, Zanichelli Editore).

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Lungimiranza

La posizione culturale di Wagner si rivela di estrema lungimiranza, come nota Samonà, il quale evidenza che «i concetti di fondo del suo pensiero mostrano la grande autonomia del suo spirito creativo, molto diverso nelle idee delle avanguardie a lui contemporanee» (Samonà, 1980, p. 28).

E, ancora, lo stesso autore commenta il testo dell’architetto viennese, sostenendo che «i pensieri di Wagner contengono la forza vitale e penetrante delle verità rivelate, quando egli concepisce il senso artistico come una categoria innata nell’uomo e stimolatrice della sua creatività, nel lungo processo verso le forme dell’arte.

L’architettura moderna, egli dice, ci mostra come i nuovi materiali e l’introduzione delle macchine abbiano dato una impronta nuova sia ai modi di costruire, che alla loro forma; egli prevede profeticamente lo sviluppo della tecnica di prefabbricazione per elementi creati fuori cantiere ed estesi a tutte le costruzioni future».

Wagner è stato a lungo impegnato nell’attività didattica e più volte ha espresso con chiarezza esemplare i concetti fondanti del suo insegnamento, che ha conquistato numerosi proseliti per i quali è stato un costante punto di riferimento: «Ma l’architetto che esce dalla scuola deve possedere molte altre doti spirituali, per poter esercitare la professione nel migliore dei modi. Fra le più importanti indicherei la capacità di cogliere i bisogni dell’uomo. È l’ambiente che pone i problemi, ma sta all’artista risolverli e dar loro una forma» (Architettura moderna e altri scritti, O. Wagner, 1980).

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Case funzionali

Ma, Wagner è stato anche un architetto imprenditore conscio della necessità di sviluppare la città per adeguarle alla sua espansione economica e sociale della seconda metà dell’Ottocento.

Ponendosi in questa prospettiva il nostro architetto realizza delle case per abitazione, i moderni condomini funzionali e di grandi qualità architettonica che caratterizzano e daranno grande decoro urbano alla capitale austriaca.

Così la sua attività si amplia, compra terreni nelle nuove aree risultanti dalla demolizione dei bastioni militari che proteggevano la città dagli attacchi del passato e crea degli spazi moderni luminosi e salubri dotati di tutti i moderni impianti dell’epoca, molto diversi dagli spazi angusti e spesso poco salubri delle vecchie abitazioni che caratterizzavano la vecchia Vienna del passato.

In tal modo Wagner diventa anche imprenditore, si procura così con la sua intraprendenza la possibilità di utilizzare le sue capacità progettuali in una fase storica incerta e travagliata, nella quale erano ancora relativamente poche le persone pronte ad affrontare il rischio di investimenti immobiliari a lunga scadenza come erano buona parte dei suoi progetti di case in affitto realizzati con propri capitali ottenuti in prestito dalle Banche: un innovatore non solo dal punto di vista intellettuale nel campo dell’architettura, ma anche in quello altrettanto importante della concezione e dei bisogni della città moderna.

Il suo contributo intellettuale è ancora oggi pregnante e attuale, perché in grado di fornire indicazioni precise sul ruolo dell’architetto e dell’architettura nella società moderna.

Nella sua elaborazione è stato tra i primi, ma sicuramente il più efficace, ad affrontare il tema della residenzialità, in una fase che ha visto intensi processi di inurbamento e la formazione della città moderna, che in quella fase si espandeva oltre le mura antiche che fino ad allora ne avevano limitato lo sviluppo.

«L’attuale livellamento di vita ha ridimensionato di molto il fenomeno della casa unifamiliare e la normativa edilizia ha fatto il resto; si è così pervenuti a una certa uniformità nelle case d’affitto. In nessun’altra grande città la casa d’affitto è diventata così importante come nella nostra. A Londra le condizioni della proprietà fondiaria hanno dato luogo a una tipologia dell’edilizia abitativa che ha quasi del tutto rinunciato all’apporto dell’arte, mentre a Parigi si è adottata una soluzione ideale che consiste nel destinare le mansarde al personale di servizio. A sua volta a Berlino, che ha una superficie costruita maggiore di Vienna, i prezzi del terreno non hanno mai raggiunto le quotazioni della nostra  capitale malata, così a lungo compressa; tanto che là non si è mai reso necessario, nell’edilizia abitativa, un tale accumulo di piani come a Vienna. […] Le case d’affitto che si costruiscono oggi non perseguono altro scopo che di procurare il massimo reddito del capitale investito, ammassando appartamenti piccoli facilmente affittabili e venendo così incontro ai problemi economici della maggioranza. Da quando, in seguito all’adozione degli ascensori, il valore d’affitto dei singoli piani si è praticamente equiparato, anche nella configurazione esterna si tende a non differenziare più un piano dall’altro. D’altra parte, sarebbe un grave errore adottare forme architettoniche mutuate dall’architettura dei palazzi, anche perché non corrisponderebbero alla struttura interna dell’edificio. Per questo la facciata della casa d’affitto moderna si sta orientando verso una superficie liscia interrotta solamente da una serie indifferenziata di finestre, cui si aggiungono il cornicione principale di protezione e tutt’al più un fregio ornamentale, un portale e così via. I principi esposti in questo scritto portano alla conclusione che non può essere compito dell’arte ribellarsi alle tendenze economiche in atto e che essa non deve ammantarsi di menzogne, ma tener giustamente conto di tali esigenze. Inoltre, l’occhio moderno ha perduto la misura del piccolo, dell’intimo; sembra essersi abituato a pochi riquadri molto variati, a lunghe linee rette, a superfici dilatate, a grandi masse; tutte cose dove appaiono certamente più idonee misure contenute e profili semplici»  (Architettura moderna e altri scritti, O. Wagner, 1980).

Demolizioni

A Vienna a partire dal 1857, sulla base di un editto imperiale, inizia la demolizione dei vecchi bastioni e l’apertura al loro posto del grande anello viario del Ring. L’obiettivo è quello di fronteggiare i problemi dello sviluppo della città in modo coordinato, aprendo nuovi spazi per l’edilizia residenziale e i connessi servizi e creando una nuova rete infrastrutturale di trasporti pubblici e di nuove vie di comunicazione, di cui il Ring è elemento centrale.

È in questa fase che il Ring diviene il luogo e l’emblema di una corrente di pensiero che, sulla base di una visione e concezione storicistica dell’architettura, ritiene di affrontare la sfida della città moderna riproponendo stilemi e modelli del passato.

Gli edifici del Parlamento, del Municipio e della Borsa sono i simboli di questa visione estetica fondata sulla riproduzione degli stili architettonici del passato, che Wagner reputa e descrive come gli emblemi negativi di una concezione dell’architettura che non vuole staccarsi dal passato.

Wagner, allievo dei maestri del Ring, si allontana progressivamente dalla loro impostazione ed elabora, nell’arco di un decennio, una propria filosofia progettuale che supera la pedissequa estetica del repechage dell’eclettismo storicista fino ad allora imperante nel vecchio continente.

Il suo pensiero progettuale è ben percepibile fin dai suoi primi progetti di case d’affitto realizzati in piena autonomia. La concezione della città espressa da Otto Wagner rifletterà però ancora una visione dominata da una logica di tipo monumentale, basata sull’idea dell’architettura come unico strumento in grado, attraverso interventi esemplari, di rispondere complessivamente alle molteplici esigenze e necessità poste dallo sviluppo.

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Gli anelli di Vienna

«La più moderna delle cose moderne in architettura è sempre la metropoli. Le sue dimensioni mai raggiunte hanno provocato un gran numero di problemi nuovi che attendono soluzione dall’architetto. […] È certo comunque che in urbanistica l’aspetto funzionale deve essere prevalente e che l’arte in quanto tale deve impedire che siano commessi vandalismi di qualsiasi natura. […] Ne consegue che le esigenze del traffico, economiche e igieniche dovranno essere precisate e stabilite con esattezza e che l’architetto dovrà valorizzare queste premesse dal punto di vista artistico».

Nell’affrontare i problemi della nuova Vienna, Wagner assume come modello di riferimento il centro storico della città, per dilatarlo e riproporlo in uno schema di grandi anelli stradali generati esternamente al Ring. «[…] lo sforzo di proiettare gli elementi storici della struttura della capitale (senza però arrivare agli eccessi di astrattezza in cui cadono altri concorrenti) in un ampio sistema policentrico imperniato sulle cosiddette Stellen (che l’architetto definisce centri di anulari). […] questi centri nevralgici, coincidenti con una stazione di metropolitana e distribuiti in modo da coprire uniformemente l’intero territorio urbano […] servono a smistare il traffico, gli approvvigionamenti, a centralizzare la raccolta dei rifiuti, e sono dotati addirittura di una cappella mortuaria, dalla quale le salme possono essere rapidamente convogliate verso il cimitero. Tutte le nuove infrastrutture funzionali necessarie a una società di massa gravitano su questi poli» (Guide all’architettura moderna. Otto Wagner, Trevisiol, 1990).

Wagner elabora un preciso modello di organizzazione urbanistica basato sui nuovi sistemi di trasporto, grazie ai quali la città può crescere ed espandersi attraverso la riproposizione di architetture di qualità in grado di traslare sull’intero territorio urbano le caratteristiche qualitative del suo nucleo storico.

Wagner sogna una Vienna che si dilata, ma che mantiene le caratteristiche qualitative delle sue parti nobili e privilegiate, convinto e nutrito nel profondo dalla speranza circa la capacità dell’architettura di piegare e forgiare l’ambiente urbano dell’uomo che in quel preciso momento vi abita.

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Casa d’affitto – Schottenring 23 (1877)

Questo edificio residenziale è il primo progetto realizzato dall’architetto in qualità di committente, investitore e progettista. Wagner è fin da subito consapevole di come e quanto la qualità del progetto e quindi dell’edificio, possa influenzare il suo valore e la sua appetibilità sul mercato.

Ottimo esempio della capacità di Otto Wagner di qualificare architettonicamente la sua opera grazie alla reinterpretazione in chiave moderna di soluzioni compositive dell’architettura rinascimentale.

L’allineamento dell’edificio all’asse stradale viene sottolineato dal marcato andamento delle fasce orizzontali che ripartono la facciata ritmata dalle regolari aperture delle finestre.

Il reticolo della facciata è arricchito dal basamento bugnato che fa da sfondo al bel portale di ingresso, dall’aggetto delle finestre dei piani superiori e dalla morbida decorazione a triangoli bianchi e neri della fascia intermedia.

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Casa d’affitto – Stadiongasse 10 angolo Rathausstrasse (1880)

Per questa casa d’affitto Wagner adotta una tipologia mista, che sarà ricorrente nelle sue soluzioni per la residenza.

Le destinazioni d’uso residenziale e commerciale risultano ben distinte nello studio della pianta, nella quale viene abbandonata la tradizionale impostazione classicista fondata su una rigida simmetria, al fine di ottimizzare lo spazio commerciale del piano terreno, spostando l’ingresso alla residenza su un fronte secondario dell’edificio.

Lo spazio connettivo riservato alla residenza è valorizzato da una bella scala a emiciclo che guarda sul cortile interno.

Il prospetto ha una chiara impronta rinascimentale L’edificio si caratterizza per un alto basamento, la cui orizzontalità è marcata dalla lunga e profonda insegna che sovrasta le arcate finestrate del piano terreno; il bugnato incornicia la facciata principale andando a plasmarsi come soluzione d’angolo.

La lunga balconata con ringhiera evidenzia il primo dei due piani nobili. Le finestre delle residenze si presentano incorniciate da una trabeazione aggettante.

L’ultimo piano, sovrastato da un aggettante marcapiano, funge da coronamento: qui le finestre assumevano le sembianze di triglifi nel loro alternarsi a metope intarsiate con motivi classici, oggi questo apparato decorativo è stato cancellato e l’edificio ha subito un rialzo che ne ha modificato pesantemente l’aspetto.

Casa d’affitto – Stadiongasse 6-B (1882)

Una straordinaria organizzazione dello spazio interno, evidente già nel magnifico ingresso, caratterizza questo edificio come espressione di un approccio fondato su una estrema funzionalità. Nell’ottica di promuovere l’immobile sul mercato, Wagner elabora un assetto distributivo qualificato da una particolare: «praticità della disposizione della pianta, che consente di ricavare appartamenti adeguati alla natura del quartiere, e quindi facilmente affittabili.

Il prospetto mostra evidenti i criteri compositivi che caratterizzano questa fase storica dell’opera di Wagner: il richiamo ad elementi dell’architettura rinascimentale italiana che vengono reinterpretati nell’obiettivo di offrire una dignità monumentale all’immobile.

L’edificio è scandito da fasce orizzontali sovrapposte, definite dal marcato basamento, dai balconi del secondo piano, arricchiti da statue di putti, dalle ampie e rilevanti finestrature a edicola, caratterizzate dalla sovrapposizione degli ordini dorico e ionico, e dall’aggettante cornicione sorretto da mensole.

In particolare, si evidenzia il basamento che si eleva dal terreno fino a coronare le finestre del primo piano, che è segnato e rafforzato dal profondo bugnato che ne marca l’orizzontalità e contribuisce a slanciare il soprastante volume dell’edificio.

Da subito, il magnifico vestibolo sul quale si apre l’ampio portone ligneo che segna l’ingresso e l’innovativa e funzionale organizzazione spaziale della pianta, in particolare del piano terreno, incontrarono il plauso dei contemporanei e assicurarono il successo di questa come di altre iniziative progettuali e imprenditoriali dell’architetto.

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Nel libro di Harald Sterk dedicato all’Opera di Otto Wagner, Josef August Lux così si esprime: «Non sono mai passato davanti a questa casa nella Stadiongasse senza volgere lo sguardo verso di lei con particolare rispetto. Esteriormente essa non si differenzia in modo essenziale dalle altre case di Wagner della prima ora; essa ha gli stessi tratti caratteristici delle altre costruzioni […].

Nella casa d’affitto nella Stadiongasse, come anche in quella nella Universitätsstrasse] invece dell’orizzontalismo è attuato un marcato verticalismo, allo scopo di evidenziare probabilmente per la prima volta gli elementi strutturali della costruzione, una manifestazione dello stile funzionale che dapprima provocò indignazione.

Casa con le bretelle, si disse allora a Vienna con tono derisorio. Oggi nessuno si indigna più per questo, perché le articolazioni verticali, nel senso degli elementi strutturali, da molto tempo fanno parte, in tutto il mondo, dell’Abc dell’estetica dell’architettura. […] Entrando nel vestibolo, si è totalmente sopraffatti da vivissima emozione. Si avanza in silenzio, tanta è la solennità nell’ambiente e tanta è la sua grandezza, al punto che non ci si accorge affatto quanto esso sia piccolo.

Come è stato ottenuto questo effetto tanto colossale? Con un colpo di genio, consistente nel restringere la posizione delle coppie di colonne contro lo sfondo, in modo da creare l’illusione di un’imponente prospettiva. Questa importanza è ottenuta senza dispendio di materiale, tramite mera forma insita nella pianta. Ciò testimonia una grandezza assoluta, non misurabile in base alle dimensioni».

Casa d’affitto – Lobkowitzplatz 1 (1884)

Questo edifico sorge sulla via che collega il Ring alla Michaelerplatz, in prossimità dell’edificio dell’Albertina. L’opera di Wagner si inserisce armonicamente nel contesto monumentale che la circonda senza trascurare una valenza innovativa evidente nella congiunzione tra le facciate e la torre cilindrica d’angolo, sormontata da una cupola con lanterna, la quale origina due profondi tagli verticali, che connotano l’edificio come composto da volumi diversi, conferendo slancio al volume cilindrico della torre.

La distribuzione interna consente di apprezzare la capacità del progettista di ottimizzare razionalmente lo spazio senza penalizzare la qualità degli ambienti comuni e in particolare dell’ingresso.

di Oliviero Tronconi

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Autore: Michael