Era digitale

Amministratori di condominio nell’era digitale

Un elemento determinante porterà il mutamento della professione di amministratore di condominio: la diversificazione delle esigenze dei condòmini e la conseguente customerizzazione dei servizi erogati, che differenziano i condomìni e il conseguente target degli amministratori, incrementando il livello di concorrenzialità tra gli studi più evoluti. Ciò influenza l’affermazione di modelli lavorativi e formativi variegati e non standardizzati, lontani dalle logiche tradizionali e spesso non in linea con quanto proposto da molte associazioni di categoria, come smart working, apprendimento continuo, autosviluppo e autonomia formativa.

Il tutto si inquadra in un’evoluzione tecnologica rapida e pervasiva. La velocità con cui tutto sta avvenendo è significativa, tanto più se pensiamo a quello che è successo dall’inizio della pandemia. La rapidità di sviluppo delle tecnologie non pare peraltro supportata da altrettanta velocità di applicazione delle tecnologie e, soprattutto, dall’adeguamento degli studi amministrativi e della cultura organizzativa e della disciplina normativa.

La trasformazione

Le tecnologie, specialmente informatiche, nella loro evoluzione hanno dato luogo a quella digitalizzazione diffusa, considerata da tutti il fenomeno emergente, determinante nella trasformazione del business e delle professionalità, perchè il progresso va agevolato ed incoraggiato senza avere paure e pregiudizi. Credo di non sbagliare se dico che le vere resistenze derivano dalla pigrizia degli amministratori più che dall’impreparazione dei condòmini.

L’andamento previsto indica una diminuzione di tutte le attività routinarie e ripetitive nella nostra professione (facilitate dalle performance dei migliori gestionali), che mantengono il loro nucleo e la loro stabilità, ma che progressivamente si trasformano diventando meno preponderanti, includendo modalità diverse di esecuzione. L’impatto della tecnologia sul business e sulla gestione è molto elevato, non tanto e non solo per gli aspetti di pura digitalizzazione, ma per la necessità di fare fronte alla velocità dei cambiamenti e dei riposizionamenti.

Il riadeguamento organizzativo degli studi e di mindset degli amministratori deve essere continuo: chi è capace di giocare attitudini e competenze fa mercato, gli altri rischiano di rimanere fuori. La tecnologia è solo un supporto per incidere più rapidamente e flessibilmente su processi, team, gestione a distanza rapporti con i clienti e i fornitori. Occorre maggiore flessibilità, autonomia, responsabilizzazione. Ciò ha un diretto impatto sulla gestione: da controllo a indirizzo, «non luogo» di lavoro, management a distanza, competenze nuove.

Le competenze

L’accento è posto su una serie di capacità gestionali-metodologiche quali creatività, problem solving, abilità culturali, self branding, comunicazione. È importante, quindi, la padronanza di competenze e capacità di alto livello, senza le quali non riusciamo a essere consapevoli di quanto sta accadendo e di come affrontarlo. Si fa un ulteriore passo in avanti quando si sottolinea la necessità del possesso non di singole capacità, ma di vere e proprie «meta competenze»: la motivazione, senza la quale manca la molla a utilizzare capacità di dettaglio e a contestualizzarle, la flessibilità che ci consente di affrontare la realtà in rapido mutamento, la resilienza per poter far fronte e poi superare inevitabili inciampi e sconfitte nell’ambiente fluido in cui siamo immersi, l’empowerment e responsabilità (nel senso di accountability) per poter consentire all’individuo di agire in prima persona e anche da solo abilitato dalle tecnologie di contorno. Questa rivoluzione digitale che stiamo attraversando sta producendo lo stesso effetto che la rivoluzione industriale ha avuto sulla manodopera operaia. Così come le macchine industriali modificarono radicalmente e sostituirono progressivamente il lavoro umano in molte attività produttive materiali, la digitalizzazione impone ai professionisti di rivoluzionare il lavoro intellettuale, come tradizionalmente inteso.

Tale cambiamento ha fortemente modificato il rapporto tra professionista e cliente, tra amministratore e condòmino. Chiunque di noi, uscendo dallo studio medico dopo un’ accurata visita da parte del professionista di fiducia, corre su internet a verificare quanto gli è stato diagnosticato. Questo vale a maggior ragione in condominio. Oggi, complice Google, siamo diventati tutti dei tuttologi. Il cambiamento imposto dalla rivoluzione digitale sta materialmente modificando il lavoro dei professionisti intellettuali, costretti ad interfacciarsi continuamente con l’iper informazione. Il rischio è rimanere fuori dai giochi e vedere sminuita la propria autorevolezza. Fondamentale diventa acquisire le nuove competenze con la capacità di fare leva sulle peculiarità che possono fare la differenza: l’etica, la conoscenza applicata al nuovo contesto e la capacità di comunicare efficacemente.

Velocità variabile

Esistono velocità differenti su cui è necessario intervenire: quella della tecnologia e dell’innovazione, che ha drasticamente avvicinato il pensiero all’azione, e quella del sistema normativo. Questa differenza sta producendo un cortocircuito tra norme e strumenti in tutti i settori. La rivoluzione di fronte alla quale ci troviamo, offre ai professionisti possibilità e opportunità. Naturalmente, non mancano le criticità. Ma questa è un’onda che dobbiamo imparare a cavalcare. I professionisti sono imprenditori di se stessi e devono essere capaci di interpretare il cambiamento.

Le innovazioni tecnologiche semplificano, in termini di tempi, di costi e risultati, il lavoro del professionista. Tuttavia, insieme agli effetti positivi del cambiamento, la digitalizzazione impatta direttamente sulle competenze del libero professionista, creando una serie di divergenze su questioni quali lo status di autorità, la concezione stessa della professione (pensiamo all’ormai vetusta querelle che vede l’amministratore professionista contro l’amministratore imprenditore). Siamo perfettamente consapevoli che la digitalizzazione è un processo inarrestabile, ma proprio per questo abbiamo il dovere di lavorare per gestirla al meglio.

La domanda è: come?

Le libere professioni sono attività intellettuali indipendenti e altamente qualificate con ruoli speciali che afferiscono alla fiducia e alla responsabilità, alla sicurezza, alla tutela dei diritti, alla protezione dei clienti-consumatori-condomini. La situazione che stiamo vivendo ci impone di riappropriarci di quella capacità di saper cogliere le trasformazioni in atto nel mondo del lavoro, nell’economia e nella società, con una visione open mind. La sfida che affrontiamo incide profondamente (anche) sugli assetti organizzativi e gestionali di uno studio professionale. Il cambiamento investe le procedure amministrative, coinvolge la territorializzazione dei servizi, trasforma la prestazione monoprofessionale in un servizio multidisciplinare, riducendone le curve dei costi, rimodula la flessibilità dell’orario di lavoro anche attraverso lo smart working. In prospettiva, quindi, la produttività degli studi professionali sarà sempre più associata alla capacità di analizzare le mutate esigenze dei clienti, anticipandone addirittura i bisogni, e predisporre servizi professionali in tempi rapidi e in modo più efficiente.

La sfida

Dobbiamo essere consapevoli che la sfida dello sviluppo tecnologico può essere raccolta soltanto attraverso investimenti economici e infrastrutturali, in termini di risorse informatiche, di reti, di collaborazioni, di spese per il personale e per la sua formazione. Sono investimenti importanti, cui i professionisti sono spesso chiamati a far fronte in un contesto di contrazione dei redditi. Le maggiori difficoltà coinvolgono soprattutto gli studi professionali e le realtà operative di piccole dimensioni, i professionisti più anziani, con minore inclinazione verso l’innovazione tecnologica. Questi professionisti rischiano di rimanere tagliati fuori dai processi di sviluppo tecnologico. A essere favoriti saranno soprattutto i grandi studi, ma anche il piccolo studio o addirittura il singolo professionista se supportato tecnologicamente, formato e organizzato in maniera smart, potrà essere competitivo e performante, a maggior ragione se sarà in grado di percorrere  percorsi di crescita ed aggregazione, anche multiprofessionale, che consenta di raggiungere le dimensioni adeguate per competere sul mercato. Il pluralismo dell’offerta dei servizi professionali e l’indipendenza dei professionisti rispetto ai grandi studi può rappresentare, infatti, un valore diverso, ma altrettanto importante ed imprescindibile per la garanzia dell’indipendenza e della cultura professionale.

Standar deontologici

Rispetto a questo obiettivo, non posso non chiamare in causa il ruolo della regolazione statale che dovrebbe aiutare il nostro settore, non per limitarlo, ma per aprirlo al nuovo mercato. Tutti noi sappiamo che un mercato sano, evoluto e pluralistico dei servizi professionali costituisce un pilastro essenziale per lo sviluppo delle economie nazionali. In questa cornice i governi nazionali dovrebbero legiferare responsabilmente ed in prospettiva, valorizzando una volta per tutte la nostra professione. Si dovrebbe puntare a competenze e deontologia, che sono sicuramente i primi fattori da tenere in considerazione in una logica di «sviluppo digitale delle professioni»: una strategia che coinvolga tutti gli attori in campo nello sforzo comune di avviare processi di consultazione interni alla categoria, e un confronto anche su base europea, per giungere alla definizione di standard deontologici dettagliati, riferiti alla professione e sottoposti a modelli di aggiornamento costanti.

A livello nazionale, numerosi ordini professionali stanno intervenendo nel campo della formazione, per colmare il divario tra ciò che i professionisti hanno appreso in ambito accademico e l’evoluzione della pratica professionale. Se l’attuale sistema di apprendimento universitario non corrisponde alla «realtà aumentata» delle professioni, che dire dell’amministratore di condominio, che non ha neppure la dignità di una vera professione intellettuale e ordinistica? Deve essere sottolineata l’importanza di una formazione professionale di base e continua più attenta a coniugare deontologia e tecnologia.

Di norma le professioni operano all’interno di un quadro giuridico ed etico, come pure esiste anche una tradizione di autoregolamentazione all’interno delle libere professioni. A maggior ragione per l’amministratore di condominio, codici di condotta ed elevati standard etici rappresenterebbero elementi distintivi per emergere anche nell’era digitale. Tutelare coloro che richiedono consulenza è la motivazione principale alla base di questa tradizione di autoregolamentazione nei settori delle libere professioni. Un meccanismo di responsabilità analogo a quello che modella gli atteggiamenti delle professioni liberali dovrebbe fare parte anche di noi.

Autoregolazione

È importante che vi sia consapevolezza per un processo di autoregolazione che preceda un eventuale regolazione pubblica delle attività professionali, che avviene spesso in assenza di solide conoscenze delle problematiche in essere e sovente in base a emozioni e clamori suscitati da casi eccezionali (per esempio, le teleassemblee). Sono condizioni che sarebbe opportuno prevenire, guidando e accompagnando in via autonoma le transizioni tecnologiche che interessano le nostre professioni.

Un ulteriore aspetto di criticità determinato dalle tecnologie digitali riguarda l’impegno sempre più ingente degli amministratori nel loro ruolo di intermediari tra istituzioni dello Stato e condòmini. Da tempo numerose prestazioni professionali di carattere fiscale implicano un contatto diretto e costante con la pubblica amministrazione attraverso piattaforme digitali. È il caso, per esempio, degli F24, CU, 770, dichiarazioni detrazioni Irpef intermediati dagli amministratori per conto dei condòmini. In questo ambito, è frequente scontrarsi con mutamenti improvvisi di norme, metodi e procedure, e con il conseguente aggiornamento dei software di dialogo richiesti dalla pubblica amministrazione. Ciò si traduce per uno studio professionale in tempi molto ridotti per adeguarsi ai nuovi modelli operativi ed anche in costi per l’adeguamento e l’acquisto degli strumenti informatici.

Rapporto professionale

È evidente che la direzione verso la digitalizzazione di questi adempimenti non deve essere messa in discussione. Occorre tuttavia che la pubblica amministrazione sviluppi un metodo di condivisione con le associazioni professionali delle tempistiche per la conclusione degli adempimenti e della struttura stessa dei software in dotazione, nella consapevolezza che tutto ciò concerne la qualità dei servizi professionali e i diritti dei professionisti e dei loro clienti.

Il processo di transizione verso l’economia digitale ci chiama a interpretare un ruolo inedito e, per certi versi, avvincente. I valori della fiducia, della competenza, del rispetto e della responsabilità, che caratterizzano la nostra attività, saranno ancora più tutelati. I condòmini dipendono da persone come noi per servizi essenziali come la sicurezza di vivere in un ambiente sano e protetto. La qualità delle loro vite, in senso letterale e metaforico, dipende dal nostro lavoro. E se i condòmini dipendono dal nostro lavoro, allora lo fa anche la società nel suo insieme. E questo il legislatore dovrebbe ricordarlo sempre, oggi più che mai, ma sembra invece che accada il contrario, come la gestione del decreto Antifrode sembra dimostrare. Ma di questo parleremo compiutamente nel prossimo numero, con l’evolvere schizofrenico dei provvedimenti di fine anno a cui siamo ormai, da anni abituati.

Daniela Zeba