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Fuoco in condominio, ecco come domarlo

Dall’importanza dei prodotti isolanti presenti in facciata, alle vie da seguire in caso d’installazione di impianti fotovoltaici o di presenza di autorimesse. Sono molti gli aspetti sui requisiti per gli edifici segnalati dal Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco durante uno degli eventi alla Fiera del Condominio. Le riqualificazioni degli edifici, infatti, devono avere anche un occhio di riguardo per la sicurezza e la prevenzione incendi. Dalle chiusure d’ambito, agli isolamenti termici in condomini di determinate altezze, fino agli impianti fotovoltaici. Sono tante le variabili da prendere in considerazione in tema dell’antincendio.

La prevenzione

In generale, l’importanza delle misure di natura gestionale sul piano antincendio è sempre più enfatizzata. Per edifici di abitazioni civile nuovi o edifici esistenti, oggetto di interventi per oltre il 50% della superficie della facciata, ci sono quattro livelli di prestazioni legate all’altezza antincendio, che può andare da 12 a 24 metri, da 24 a 54 metri, da 54 a 80 metri e oltre 80 metri. Per gli edifici soggetti a prevenzione incendi con altezza superiore a 24 metri, i requisiti sono valutati in base agli obiettivi della circolare n. 5043 del 2013, ossia limitare la probabilità di propagazione dell’incendio, limitare la probabilità d’incendio di una facciata e successiva propagazione a causa di un fuoco avente origine esterna, e infine evitare o limitare in caso d’incendio la caduta di parti di facciata. Quella circolare, come ha ricordato l’ingegnere Michele Mazzaro della Direzione Centrale Prevenzione e Sicurezza tecnica del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, ha carattere d’indirizzo per chi deve fare valutazioni. Ha spiegato Mazzaro: «Per una facciata in generale esiste il problema della possibile propagazione dell’incendio dal piano in cui si sviluppa a quello superiore mediante la fuoriuscita di fiamme esterne, mentre in caso di facciate che s’intersecano e sono una dirimpetto all’altra bisogna ridurre il rischio di propagazione orizzontale».

La facciata

Partiamo dai prodotti isolanti presenti in facciata: «Devono essere almeno di classe 1 quanto a reazione al fuoco ovvero classe B-s3-d0», ricorda Mazzaro. I cardini della progettazione antincendio sono la «scelta di materiali idonei ai fini della reazione al fuoco, i requisiti di resistenza al fuoco e di compartimentazione degli elementi che costituiscono la facciata, le misure connesse all’esodo degli occupanti e alla sicurezza delle squadre di soccorso». Durante l’evento intitolato esplicitamente La protezione incendi nei condomini, durante la Fiera del Condominio Sostenibile, Mazzaro ha risposto anche a domande specifiche. Quale materiale per il cappotto da superbonus 110% nell’ottica della prevenzione incendi? «Lana di vetro e lana di roccia rientrano nei requisiti di reazione al fuoco B, gli altri materiali come il polistirene potrebbero rientrarvi se usati in kit certificati su quel requisito». E come comportarsi con il pannello esterno in caso di facciate ventilate? «Anche il pannello esterno deve garantire certi livelli di prestazione, soprattutto deve essere montato in maniera conforme alla modalità di prova».

Il fotovoltaico

L’impianto fotovoltaico è una modifica sostanziale e può, quindi, comportare un aggravio del rischio d’incendio. «Per capire se è così, bisogna valutare l’interferenza con il sistema di ventilazione dei prodotti della combustione, la sicurezza degli operatori addetti alla manutenzione, la propagazione delle fiamme all’esterno o verso l’interno del fabbricato attraverso i componenti dell’impianto e la sicurezza degli addetti alle operazioni di soccorso», ha sostenuto il tecnico. Le soluzioni? «Avere un generatore installato su strutture di copertura e/o di facciata incombustibili, oppure interporre tra i moduli fotovoltaici e il piano di appoggio uno strato di materiale di resistenza al fuoco, oppure individuare una soluzione dopo la valutazione del rischio di propagazione d’incendio».

Autorimesse

Per classificare le autorimesse in base ai requisiti antincendio bisogna tenere conto delle caratteristiche degli occupanti, della superficie lorda e dell’altezza dei piani. «Le aree da considerare sono quella dedicata a ricovero, sosta, manovra dei veicoli, quindi quelle destinate a eventuali servizi annessi all’autorimessa», precisa Armando De Rosa, anch’egli ingegnere della direzione centrale prevenzione e sicurezza tecnica del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco. Grande attenzione, ovviamente, per i materiali. De Rosa ha raccontato la vicenda di un incendio propagato causa dripping, cioè il «gocciolamento di parti ancora incandescenti di un determinato materiale: l’incendio di un’auto aveva innescato l’incendio di materiale che, a sua volta, aveva portato a dripping e quest’ultimo fenomeno aveva consentito una più veloce propagazione dell’incendio».

Impianti termici

A seconda della tipologia d’impianti è necessario guardare al decreto dell’8 novembre 2019. Le misure per la prevenzione incendi sono distinte anche in base alla collocazione dell’impianto, se all’aperto, in un apposito locale esterno o in un apposito locale inserito. A essere interessati dal decreto, come ricorda De Rosa, sono gli impianti per la produzione di calore civili extradomestici di portata termica complessiva maggiore di 35kw alimentati da combustibili gassosi di prima, seconda o terza famiglia: dall’impianto di climatizzazione di un ambiente alla cucina. Gli impianti già esistenti? Devono essere resi conformi alle disposizioni, esclusi «quelli già approvati o autorizzati dai competenti organi del Corpo nazionale Vigili del Fuoco».