Condomini a Milano

Le regole del condominio verde

Usciamo un attimo, metaforicamente parlando, dai luoghi comuni, giusto in tempo per vedere la questione da un punto di vista diverso, magari quello del termine in cui sostenibilità diventa un sostantivo composto da sei sillabe, per poi definirsi semanticamente come la caratteristica di un processo o di uno stato che può essere mantenuto a un certo livello indefinitamente. Poi, iniziamo a giocare con la barra di Google e digitiamo «decalogo della sostenibilità». Troveremo l’articolo di Alice Politi relativo ai dieci comportamenti che l’Unep (Ufficio Europeo del Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente), l’Asvis (Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile), Legambiente e Wwf Italia hanno individuato come azioni in grado di aumentare l’eco-sostenibilità.

1 Cambiare dieta perché tutto il sistema agro-aimentare ha un fortissimo impatto sulla diversità globale, mentre adottando un regime alimentare basato su sei parole chiave (locale, biologico, vegetale, responsabile, vario, antispreco) si risolvono moltissime anomalie.

2 Fare (bene) la raccolta differenziata risparmiando sul prelievo di risorse in natura, riducendo a monte la produzione di rifiuti.

3 Vestirsi in modo responsabile, quindi è meglio acquistare meno capi ma di maggiore qualità, affinché durino nel tempo, sempre puntando su tessuti naturali (cotone, lana, seta), preferibilmente di produzione biologica.

4 Investire in efficienza energetica e qui ecco Katiuscia Eroe, responsabile Energia di Legambiente, citare lo strumento superbonus 110%, che aiuta in tre direzioni: ambientale, sociale, economica.

5 Ridurre l’uso di microplastiche di cui sono invece pieni i capi sintetici, che le rilasciano durante i lavaggi inquinando i mari, quindi limitare l’uso del sintetico ai soli ambiti necessari, come i tessuti tecnici per lo sport.

6 Aumentare la micromobilità con mezzi che per brevi spostamenti possono essere bici, pattini, monopattini (aggiungo io anche i piedi) e facciamo car sharing con gli amici, oltre ad offrire passaggi, magari utilizziamo anche i mezzi pubblici e la viabilità su rotaia.

7 Limitare l’uso di sostanze chimiche prevedendo l’impiego di sostanze a basso impatto, come bicarbonato, aceto e limone, utilizzando ingredienti naturali anche per profumare, eventualmente, gli ambienti.

8 Combattere l’evasione fiscale, perché con le parole di Enrico Giovannini, portavoce dell’Asvis, esiste una relazione tra evasione, bassa produttività e bassa crescita, in quanto tali comportamenti fanno sì che soprattutto le imprese più piccole contribuiscano meno alla produttività, non necessitando di essere innovative e di investire nello sviluppo e nelle persone, rendendo in questo modo l’Italia un Paese fragile.

9 Consumare energia 100% rinnovabile smettendo di alimentare i propri consumi a combustibili fossili.

10 Valorizzare la biodiversità e qui Eva Alessi (Wwf Italia) indica alcune strategie: allestire una sorta di B&B sul balcone di casa, creando piccoli rifugi per le api solitarie, una bat box per i pipistrelli (che ricambiano l’ospitalità mangiando fino a 2 mila zanzare al giorno), un nido artificiale per cinciallegre, pettirossi, scriccioli, e ancora rampicanti come rifugi per gechi e lucertole, erbe aromatiche come invito per farfalle ed impollinatori.

Sono certa concorderete con me che si tratta di pratiche estremamente lungimiranti ed al tempo stesso semplici, efficaci e quasi ovvie.

Allora approfondiamo ulteriormente con la definizione proposta nel rapporto Our common future, pubblicato nel 1987 dalla Commissione mondiale per l’ambiente e lo sviluppo del Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente: per sviluppo sostenibile si intende uno sviluppo in grado di assicurare il soddisfacimento dei bisogni della generazione presente senza compromettere la possibilità delle generazioni future di realizzare i propri. In questa definizione il concetto di sostenibilità viene collegato a tre pilastri che rendono compatibile lo sviluppo delle attività economiche e la salvaguardia dell’ambiente:

  • Sostenibilità ambientale– garantire la disponibilità e la qualità delle risorse naturali.
  • Sostenibilità sociale– garantire qualità della vita, sicurezza e servizi per i cittadini.
  • Sostenibilità economica– garantire efficienza economica e reddito per le imprese.

Non so voi, ma io ravviso come strisciante, pur nella correttezza, completezza e condivisibilità dei principi, l’assenza di una emozione concreta che spinga ciascuno di noi a essere, anziché leggere solamente, quindi a mettere in pratica tutto ciò con entusiasmo, probabilmente perché manca ancora qualcosa a tutto questo, magari una visione ancora più allargata. Una definizione più sintetica delle tre sostenibilità suddette richiama orizzonti più vasti:

  • Sostenibilitàambientale: responsabilità nell’utilizzo delle risorse.
  • Sostenibilitàeconomica: capacità di generare reddito e lavoro.
  • Sostenibilitàsociale: sicurezza, salute, giustizia e ricchezza.

Ma ancora siamo lontani da quella comprensione che diventa azione e coinvolgimento immediato. Allora curiosiamo ulteriormente, per scoprire che il principio guida della sostenibilità è lo sviluppo sostenibile (introdotto per la prima volta dal Rapporto Bundtland della Commissione Mondiale per l’Ambiente e lo Sviluppo, nel 1987) riguarda, in modo interconnesso, l’ambito ambientale, quello economico e quello sociale, e lascia ai settori culturali, tecnologici e politici la qualifica di sotto-settori dello sviluppo sostenibile.

È tutto vero, convincente, ma ancora freddo, meccanico, quasi distante, pur se totalmente condivisibile. Manca qualcosa, anzi manca il più. E non è che sia per via delle poche righe con cui sto cercando di sviluppare il termine sostenibilità, perché nel 2008, in un volume di 448 pagine che in accordo con l’editore intitolai Sostenibile dalla A alla Z: 250 schede per progettare in modo ecologico, comunque l’argomento vastissimo era ancora più sfuggente nella sua interezza.

Credo ci sia un solo modo per rendere vivo ed immediatamente recepibile da chiunque, in qualunque ambito, questo complesso, quanto codificato, e in parte necessariamente ingabbiato, sostantivo irrinunciabile dei nostri tempi, per costruire il futuro: abbinarlo a un perché e ad uno stato d’animo da raggiungere, quello della felecità. Perché se è vero che questa parola così antica ed al tempo stesso indefinibile è traguardo di ognuno, è ugualmente vero che è un sentimento pervasivo, che vibra nell’aria come risultato di un ambiente che è esattamente ciò che vuole essere, felice di continuare ad esistere. E allora, per me, sostenibilità fa rima con felicità, nella coerenza individuale di comunità autentiche e perfettamente centrate in uno stile di vita che garantisce il massimo rendimento per tutti, in un sistema circolare e profondamente olistico.

Barbara Bartoli