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Ponti termici, come evitare la trappola

È un potenziale disagio per l’inquilino e un possibile ostacolo verso l’accesso agli incentivi per chi vuole sistemare il proprio edificio: l’esperienza, di chi studia da anni le soluzioni per i punti freddi, dimostra come pianificare o intervenire sull’esistente. Il ponte termico, infatti, è una zona del cosiddetto «involucro edilizio» da cui di disperde più calore del dovuto e sul cui lato interno si forma un punto freddo che può creare muffa. Se per il progettista termotecnico tutto ciò si riassume in un numero che contribuisce a definire le dispersioni totali, per l’inquilino il ponte termico diventa un fattore di potenziale lamentela mentre per il committente è un possibile ostacolo nell’accesso agli incentivi. E non sempre le tre visioni collimano: «Il termotecnico può avere un ponte termico negativo, ma ciò non esclude il punto freddo». È stata l’esperienza a suggerire tali parole all’ingegnere chimico bergamasco Giovanni Tisi, durante uno degli eventi della Fiera del Condominio. Secondo Tisi, esistono sei regole generali per affrontare i ponti termici, da tenere presenti soprattutto oggi che «il superbonus 110% parla finalmente di interventi integrati fra cappotto e serramento».

Giovanni Tisi

Giovanni Tisi

Usare gli incentivi

Per l’accesso all’ecobonus sono stati definiti dei limiti di trasmittanza termica medi complessivi, nonché specifici delle pareti e dei serramenti. «Sono limiti che fanno un po’ a pugni con i requisiti minimi del decreto legge del 2015, in questi ultimi devo rispettare la presenza dei ponti termici, mentre per il superbonus 110% si è deciso che i ponti termici possono anche non essere considerati», spiega Tisi. Ciò che conta sapere è che, per quanto riguarda i ponti termici, ogni buon cantiere non può prescindere dalla verifica igrometrica, mentre quando si deve lavorare sull’esistente si possono chiedere «verifiche a progetto e correzioni».

La premessa

Prima di elencare le sei regole Tisi, oltre a ricordare che in un buon sistema di posa il punto più freddo è a 18.7 gradi e in un cattivo sistema è a 13 gradi, ha rimarcato che «non si può rimediare a errori concettuali presenti nel progetto di posa tra serramento e parete». Per esempio, «l’installazione di un controtelaio metallico che causi un punto freddo». Il giunto di posa peraltro «rappresenta sempre una discontinuità nell’isolamento, quindi bisogna assicurarsi che non ci sia troppa uscita di calore indesiderata, che non ci siano punti freddi e che in questi punti freddi non si possa formare muffa». La progettazione è dunque fondamentale e «non basta affidarsi al serramentista o al costruttore sperando che sappiano che cosa fare». E se si lavora sull’esistente «bisogna tentare tutto quanto è possibile, consapevoli che a volte il ponte termico non può essere rimosso».

Le regole

Ci sono buone norme, per Tisi, che allontanano gli errori. La prima è che «il giunto di posa va messo sullo stesso piano di isolamento della parete. Per esempio, se ho una parete isolata al centro metterò il serramento al centro, e dove non si può spostare il serramento prolungheremo l’isolante, ch’è poi il caso tipico delle ristrutturazioni». La seconda norma è che «i davanzali vanno interrotti con un taglio termico adeguato che arrivi alla giusta profondità: è più facile se dobbiamo cambiare le soglie, più difficile se non vogliamo cambiarle». La terza è «scartare i controtelai metallici soprattutto dove sono presenti serramenti che prevedono il taglio termico». La quarta riguarda i cassonetti delle finestre: «Dove c’è un cassonetto c’è un buco, quindi il cassonetto va coibentato se ci sono gli spazi sufficienti oppure va sostituito e dovrà rispettare gli stessi limiti di trasmittanza del serramento in quella zona climatica». La quinta regola è che «il taglio termico della soglia delle porte finestre deve raccordarsi con l’isolante della parete sottostante, cioè col cappotto che c’è al piano di sotto, il che complica le cose se non sto progettando una casa ex novo coi davanzali staccati: in tal caso il problema non è risolvibile». Infine, la sesta regola prevede che «laddove possibile bisogna mantenere una battuta geometrica contro cui appoggiare il serramento».

Le soluzioni e il mercato

Le soluzioni per affrontare i ponti termici esistono. Per esempio, il core-business di De Faveri, azienda trevigiana con 60 anni di storia alle spalle, sono i controtelai. E durante l’evento il responsabile commerciale Arnaldo Finazzi ha testimoniato che «i prodotti partono dal presupposto che per intervenire in una casa già abitata bisogna poter separare l’intervento tra lavoro esterno e lavoro interno». Nell’ottica del superbonus 110% «va sempre fatta una valutazione preventiva della soluzione per capire se è fattibile il superamento delle due classi energetiche». In De Faveri si è scelto di creare «una scheda di calcolo che riassume i valori di trasmittanza e svolge una simulazione che fornisce un’indicazione generale sulla bontà o meno del tipo d’intervento che si sta pensando di attuare».

Arnaldo Finazzi, responsabile commerciale di De Faveri

Arnaldo Finazzi, responsabile commerciale di De Faveri

Cornici nel mirino

«Le cornici di pietra intorno alle finestre? Chiaro, significa avere il punto freddo intorno alla finestra», ha puntualizzato Giovanni Tisi. Capita spesso di non poter mettere in atto tutto quello che si vorrebbe, e magari è un bene conservare certe architetture. Però a questo punto dovrò imporre all’occupante dell’alloggio un certo stile di vita, perché con quelle cornici di pietra lì il ponte termico mi rimane, il punto freddo rischio di averlo: quindi o studiamo delle soluzioni per togliere il punto freddo o dovrò avvertire l’occupante che lì dentro l’umidità non deve superare il 50% per evitare di raggiungere il punto di condensa in corrispondenza del punto freddo».