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Questa riforma si è fatta il botox

Rivoluzione o ritocco? Cambio epocale o aggiustatina? Hard rock o serenata alla luna? La riforma del condominio divide. Qualcuno definisce le nuove normative condominiali una sorta di botox legislativo. Altri fanno notare che, in ogni caso, è una legge che si attendeva da settant’anni. Nella squadra degli scettici è iscritto l’esperto Umberto Anitori: «La definirei un maquillage della legge già esistente perché mi sembra che siano state prese in esame le sentenze di Cassazione significative che ci sono state nel corso degli anni e siano state inserite nella nuova legge. Insomma, per chiamarla riforma ci si attendeva qualcosa di più». Bocciatura quella di Antinori che, in gran parte, si devono a quello che manca nel testo legislativo. «Per esempio, gli adeguamenti di legge obbligatori per gli immobili devono essere sempre sottoposti all’assemblea dei condomini che, però, può non approvare il preventivo, indipendentemente da ciò che pensa l’amministratore, lasciando così il condominio in uno stato di incertezza e i condomini senza tutele. Io credo sia grave che il legislatore su questo aspetto non sia intervenuto, soprattutto perché questa prassi vale anche per tutte le innovazioni correlate al risparmio energetico, alcune delle quali obbligatorie per raggiungere gli obiettivi europei».casa generica

La figura dell’amministratore di condominio e gli aspetti sociali della riforma, inoltre, suscitano riflessioni più ampie. L’amministratore di condominio, in un certo senso, è il primo mediatore sociale perché la casa è la prima cellula della vita sociale, subito dopo la famiglia. «Ecco perché dovrebbe avere potere su ogni tipo di intervento», sostiene Anitori, «anche se ci sono situazioni difficili da valutare, come nei casi in cui l’amministratore viene a conoscenza dai condomini di mancanze o trasgressioni del regolamento all’interno di un condominio e non ha modo di verificare la veridicità dei fatti». Tutti aspetti che non sono contemplati dalla legge. Un altro appunto riguarda la «possibilità dell’assemblea condominiale di chiedere all’amministratore di inserire nella propria polizza di responsabilità civile professionale il nome dello stabile amministrato, per poterla adeguare a eventuali lavori straordinari. Forse il legislatore ha confuso la polizza fideiussoria e la polizza di responsabilità civile professionale dell’amministratore», obietta l’esperto. «Invece, la responsabilità professionale è una cosa, la gestione del denaro è un’altra. Il vero problema nella amministrazione dei lavori, però, nasce al termine: come posso adeguare la polizza nel 2013 se poi dovrò affrontare le spese nel 2015?». Angoli ciechi che non mancheranno di suscitare polemiche. Così come la polizza globale dei fabbricati, che non è obbligatoria in tutti gli stabili. casa-generica

«La nuova legge ha reso obbligatoria l’apertura dei conti correnti in tutti i condomini, anche in quelli che hanno solo 3mila euro di spese all’anno e che potrebbero farne a meno. Questo vuol dire che se oggi la metà dei condomini italiani ha un conto corrente bancario, ci sono ancora circa 500mila conti correnti da aprire dal prossimo giugno e 500mila conti per 150 euro di spese per ognuno si traducono in 75 milioni di euro per le banche e tolti alle famiglie». La riforma, infine, sembra fare confusione tra ordini di grandezza, visto che non viene specificata alcuna distinzione tra i diversi condomini: «Bisognerebbe distinguere quelli piccoli, con una o due decine di unità immobiliari e quelli grandi, composti anche da cento unità immobiliari», obietta Antinori. Il nuovo codice prevede, inoltre, la possibilità a richiesta dell’assemblea di creare un sito internet del condominio. Ma anche in questo caso la mancanza di distinzione tra tipologie di condomini non aiuta: «Bisognerebbe rendere obbligatoria l’apertura del sito web ai grandi condomini per agevolare le comunicazioni e, invece, per esperienza personale posso testimoniare che alcuni piccoli condomini si sono già dati da fare per richiedere l’apertura, mentre quelli grandi no», rende noto Anitori. Anche il web, insomma, sembra mettere in crisi la legge.