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Superbonus: cosa ne pensano gli italiani? L’indagine Harley&Dikkinson

Mentre si continua a parlare di Superbonus 110%, che nelle intenzioni del Governo Meloni punta a diventare al 90%, cosa pensano gli italiani di questa misura fiscale? Se lo sono chiesti Harley&Dikkinson e alcune associazioni della filiera delle costruzioni (Ance, Assocond Co.Na.Fi, Annaspa Confartigianato Edilizia, Una Costruzioni, Rete Professioni Tecniche) che hanno commissionato a Euromedia Research una ricerca per sondare le opinioni dei cittadini sul tanto discusso incentivo.

Realizzata da su un campione di 1.000 italiani tra il 28 ottobre e il 2 novembre 2022, la ricerca fa emergere un giudizio tendenzialmente positivo, con l’81,2% degli intervistati che ritiene il Superbonus in grado di attivare un processo di transizione ecologica nel nostro Paese. Il 77,3% ritiene inoltre che permetta di ottenere risultati utili e concreti sia da un punto di vista ambientale che economico. Se quasi un 20% ritiene che, grazie agli incentivi, ci saranno reali benefici per la riduzione delle emissioni inquinanti, il 50% è comunque consapevole che tali interventi rappresentano solo una piccola parte di una vera transizione e non sempre con ritorni nel breve periodo (56%).

Il 73,8% degli intervistati ha dichiarato di informarsi su vantaggi e criticità in tema di bonus per l’edilizia, che sono una priorità per un vasto numero di famiglie. Circa tre quarti della popolazione dichiara, infatti, di vivere in abitazioni che necessitano di adeguamenti strutturali e/o energetici e, tra questi, la grande maggioranza è disposta a intervenire con una riqualificazione. Su tale scelta rimane però discriminante per il 67,5% dei totali intervistati la presenza o meno degli incentivi.

Rilevante è poi che il 90% della popolazione veda una correlazione tra l’inquinamento e lo stato di salute dei cittadini e che il 61,2% degli intervistati non conosca la classe energetica del proprio stabile. Infine, dalla ricerca emerge che non c’è una così netta distinzione tra reddito e residenza in abitazioni con classi energetiche minori. Tra i residenti in case con APE pari alla E, alla F e alla G si conta infatti un 17,3% degli intervistati con reddito basso ma anche un 13,8% di rispondenti in fascia alta.

«Considerato quanto emerso, risulta ancor più rilevante un dialogo propositivo della filiera delle costruzioni con il Governo – MEF per identificare, in un Tavolo di lavoro dedicato, proposte strutturali di modifica e integrazione alla normativa vigente, nella consapevolezza che le valutazioni finanziarie degli incentivi devono accompagnarsi a quelle economiche e sociali legate al destino di molte aziende, di altrettanti professionisti del settore e di moltissime famiglie che hanno creduto nella bontà e nell’efficacia delle detrazioni fiscali per la riqualificazione del patrimonio abitativo del nostro Paese», si legge nella nota stampa che accompagna la ricerca.

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Autore: Veronica Monaco

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