Professionisti delusi: non vogliamo essere dei secondini

«Non vogliamo essere i secondini di una casa-carcere». Se si porta fino all’estremo il disagio della categoria degli amministratori condominiali, c’è anche questo. Perché, per certi aspetti, il rapporto si avvicina a quello tra controllore e controllati, piuttosto che tra gestore e utenti che si affidano a un professionista. «Non si sentiva la necessità di una notifica della normativa esistente in materia condominiale, ma di una rivalorizzazione della figura dell’amministratore di condominio e di una ridefinizione dei suoi poteri», è la prima obiezione di Rosario Calabrese, presidente dell’Unai. «L’amministratore, ai sensi dell’articolo 1.710, è il primo padre di famiglia. E nell’articolo 1.126 ha la funzione di punto di riferimento del condominio, di colui che grazie alla sua formazione, preparazione e capacità di porsi al di sopra delle parti, è in grado di fare le scelte migliori nell’interesse di tutti. Nell’articolo 1.133, inoltre, all’amministratore è addirittura concessa la possibilità di emanare disposizioni determinati. Con la riforma, però, questo potere è oscurato dall’assemblea condominiale e oggi il singolo condomino ha la possibilità di convocare l’assemblea da solo, senza rispettare l’articolo 66». È un rischio, secondo Calabrese, perché ci sono condomini preparati e aggiornati, anche grazie alle associazioni di categoria, ma nella maggior parte dei casi si tratta di proprietari poco informati e, soprattutto, aggressivi con l’amministratore, considerato un nemico. «Bisogna invece partire dal presupposto che l’amministratore è il portavoce di tutti i condomini, colui che agisce nel loro interesse e nel quale si può riporre fiducia. Insomma, se l’obiettivo era regolamentare la figura dell’amministratore la legge non ci è riuscita», commenta il presidente dell’Unai.condominio

La confusione che rischia di confondere anche il ruolo stesso dell’amministratore. Eppure, nonostante le polemiche, il professionista di condominio resta «colui che sa come affrontare i problemi perché conosce la situazione dello stabile che amministra e perché è costantemente aggiornato», commenta la consulente di Assoedilizia Antonella Giraudi. «Oltre alle problematiche quotidiane, l’amministratore è capace di proporre le soluzioni migliori per investimenti lungimiranti, come quelli inerenti il risparmio energetico. Questo è il suo compito: saper fornire indicazioni sulle decisioni condominiali da intraprendere. Certo, oggi la situazione economica non consente sempre di ottenere le delibere che si vorrebbero e spesso il condominio non crede nell’investimento a lungo termine, quindi risulta difficile per l’amministratore farsi ascoltare. Eppure è un esperto con una preparazione specifica, soprattutto grazie alle associazioni di categoria. Anche se bisogna saper scegliere bene l’associazione a cui fare riferimento», mette in guardia Calabrese. «Per quanto riguarda la formazione, per esempio, l’amministratore deve avere una preparazione poliedrica, ma senza diventare una specie di tuttologo: ci sono competenze riservate ai tecnici di riferimento. L’amministratore deve piuttosto essere un consulente, che capisce quando è il momento di intervenire».assemblea

Già, ma come giudicare la professionalità? Torna in gioco l’argomento della regolamentazione della categoria, «un’attività che ancora non viene riconosciuta a tutti gli effetti e che non è controllata da un’autorità, ma dal condominio stesso», lamenta Renato Calì, segretario nazionale Adiconsum. «L’aggiornamento tecnologico e il risparmio energetico sono grandi battaglie che comportano scelte che devono essere tecnicamente assistite. Inoltre, necessitano di valutazioni preventive alle quali la mentalità del condominio non è abituata: è un classico sostituire la caldaia quando si rompe e non prima che arrivi all’usura. È qui che l’amministratore dovrebbe avere il potere di intervenire, ma l’attuale riforma non affronta questi aspetti».

«In Italia abbiamo un problema serio: su 393mila amministratori di condominio, solamente 4.700 ricoprono questo ruolo all’interno di un’attività primaria di reddito». Insomma, sono professionisti a tutti gli effetti. Inoltre, non c’è modo di sapere se gli amministratori siano davvero informati a dovere oppure no, ecco perché «la legge dovrebbe prevedere degli obblighi specifici in questo senso», conclude Giraudi.

Professionisti delusi: non vogliamo essere dei secondini ultima modifica: 2015-02-03T15:00:11+00:00 da Virginia Gambino
Categories: Focus, In Evidenza